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I'm not a slave [Victoria - Quest Veloce]
09-08-2018, 10:26 PM
Messaggio: #1
I'm not a slave [Victoria - Quest Veloce]
Queste Veloce

I'm not a Slave
I'm a Spartacus




Legenda:
narrato
parlato
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Raccolse l'acqua cristallina tra le mani callose, rigate da piccole pieghe formatesi dal bagno lungo, e la osservò scivolare infiltrandosi tra le dita, senza che lei potesse impedirlo.
Le lasciò cadere molli e appoggiò la schiena alla roccia, distendendo il collo e perdendo lo sguardo tra le fronde degli alberi che nascondevano il cielo limpido.
Era una bella mattina dalla temperatura mite, il venticello fresco accarezzava le foglie e l'atmosfera era serena.
Dopo lunghi giorni di marcia per tornare a Staph, Crystal, ormai in procinto di varcare le Terre dell'Est, aveva deciso di concedersi una pausa ben più rilassante di quelle a cui erano abituate loro guerriere. Ma d'altro canto poteva permetterselo, e se lo meritava. Aveva rischiato la vita in quella missione e non le era nemmeno stato offerto un bagno dagli umani a cui avevano salvato la pelle. Il suo corpo portava ancora addosso la sabbia residua dello scontro, o almeno fino a poco prima, quando aveva trovato quel laghetto e, dopo essersi ripulita, aveva deciso di concedersi un momento rilassante.
E in effetti, chiudendo gli occhi, lo era davvero.
Non era Matilda, ma doversene andare in giro sporca la schifava non poco.
Sospirò riaprendo gli occhi affaticati, spossati di una stanchezza psicologica. Dopo aver metabolizzato la rabbia per aver scoperto un Risvegliato maschio, si era fatta pensierosa.
Perché l’Organizzazione l’aveva creato? Era stato un singolo esperimento andato male oppure ce ne erano altri in circolazione? Era infastidita da tutti quei segreti, ma d’altro canto quelli erano davvero affari dell’Organizzazione e probabilmente non la toccavano, eppure non riusciva a disinteressarsene e ciò che ancor più la innervosiva era il comportamento avuto dalle sue compagne: nessuna era rimasta turbata da tale scoperta, perché solo lei? Perché non poteva essere come loro? Il motivo forse risiedeva nella sua umanità. Non quella che era costretta a vivere - e sopravvivere - con la sua metà mostruosa, no, quella che le avevano estirpato durante gli anni d’apprendistato ma che le era rimasta addosso come una cicatrice. Un’umanità che si rifiutava di non essere riconosciuta dagli Uomini in Nero, un’umanità che non accettava quella condizione subordinata e che ancora pretendeva rispetto. Ma era diversa dagli uomini per cui lavorava. Lei era più umana di tutti loro.
E questo, lo sapeva, le avrebbe creato dei guai ancor maggiori in futuro.
Finora era riuscita a scamparla con l’Organizzazione, ma per quanto sarebbe durata? Avrebbero davvero aspettato che potesse diventare una minaccia? O forse erano così certi delle proprie forze da non preoccuparsene.
Solo nel giorno della verità l’avrebbe scoperto. E quel giorno sarebbe sopravvissuta o perita.
O forse non ci sarebbe mai arrivata.
Se l’accolita rossa aveva ragione, la prossima sarebbe anche potuta essere la sua prossima missione, per questo motivo stava tornando a Staph: per diventare più forte.

Ogni tanto ripensava a Mina. Si chiedeva come stava, se era felice e non aveva rimpianti sulla sua scelta, se non la torturava il rimorso della morte di Shirley così come torturava lei.
Torse la schiena rimirando con un’occhiata seria fugace la spada conficcata nel terreno dietro di lei, appena obliqua e baciata dal sole come una lapide di ferro.
Si voltò triste domandandosi dove fosse colei che l’aveva per breve tempo impugnata. Una lama che aveva assaggiato il sapore del sangue umano dei Neri e che, così a volte le sembrava, ululava esigendolo con bramosia.
Aveva promesso a Mina che avrebbero distrutto l’Organizzazione per eliminare una piaga che affliggeva le bambine delle loro terre, ma poi chi avrebbe pensato agli Yoma? Chi ai Risvegliati se un giorno avessero perso il controllo? Addirittura alcune delle sue compagne parevano felici di servire chi le aveva schiavizzate, e se lei non sarebbe mai andata contro di loro, non poteva essere certa del contrario. Quelle ragazze non avrebbero esitato a rivolgerle contro la spada, quelle ragazze che considerava come sorelle e per le quali avrebbe dato la vita, anche per coloro che non conosceva.
Come avrebbe mai potuto alzare la spada contro Juliet? O Andrea? Se queste si fossero messe contro di lei?
Questo era un aspetto che Mina dubitava potesse capire. In fondo lei se ne era andata, l’unica amica che aveva avuto era morta da tempo e i loro mondi erano ormai distanti, le loro esperienze diverse.
Cercava di non pensarci, ma era impossibile dimenticare di non essere più così certa della promessa che le aveva fatto.
Non su Minerva. Oh no, quella l’avrebbe trucidata di brutto.

Ad ogni modo, pensò ergendosi fuori dall’acqua, non ho ancora le capacità per nessuna delle mie promesse.

Abbandonò il bagno ponendo un piede dopo l’altro sull’erba umida e il terriccio tiepido, sdraiandosi poi al sole, braccia larghe e ginocchia piegate, le palpebre dalle lunghe ciglia bionde baciate dal sole.
Quando in breve fu asciutta e la pelle calda, si rivestì della tuta, alla quale aveva dato una sciacquata e poi stesa su un ramo, e dell’armatura.
Si rimise in marcia alloggiando la Claymore Shirley col suo tipico clangore metallico dietro la schiena.
In giornata sarebbe arrivata alla fortezza.




Citazione:Yoki utilizzato: 0%
Stato fisico: ottimo, riposata
Stato psicologico: pensierosa
Abilità utilizzate: Percezione e Lettura dello yoki (passive)

"ciò che feci per sopravvivere uccise la mia anima"

[Immagine: claymore_priscilla_who_surpasses_the_aby...6b5fzm.jpg]
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22-08-2018, 12:35 PM
Messaggio: #2
RE: I'm not a slave [Victoria - Quest Veloce]
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Molto velocemente gli arbusti divennero sempre più bassi e meno rigogliosi, col terreno dapprima fertile ora sterile e sabbioso.
Si lasciò alle spalle l'area fluviale di Guernica, luogo della sua prima missione. Quanto tempo era passato da allora, da quando non era che una semplice Numero 42 e aveva avuto a che fare con la sua prima missione e il suo primo nemico, per così dire, naturale: uno Yoma. Il Giardiniere. Quanto l'aveva fatta penare! Tanta precauzione all'inizio per poi cadere in una trappola dopo l'altra. Temendo un qualche trabocchetto, si era mostrata a lui senza attacchi a sorpresa e così aveva fatto il suo gioco, anzi gliel'aveva solo resa più semplice.
Era cambiata da allora, eppure certe cose erano rimaste le stesse.
Il suo essere schiva verso il prossimo, cauta nelle azioni, e in fondo con un cuore d'oro. Dietro quella scorza dura, nascondeva una profonda dolcezza e premura, che guai e dolori le avevano procurato. Ma diversamente non sarebbe stata lei, sarebbe stata feccia, come Minerva, checché ella così non la pensasse.
Chissà come se la stavano cavando a Guernica... Cogburn, Doc, Jack, Jimmy e la piccola Kathy. Le avrebbe fatto piacere un giorno potervi tornare, solo per un saluto.
Il vento caldo spirò tra i capelli e ululò nelle orecchie appuntite la calma del deserto. Ne osservò la vasta desolazione ritrovandosi annoiata. A parte scoprirne le nuove dune, non c'era molto altro con cui distrarsi. All'improvviso l'idea di mettersi a correre non le sembrò malaccio e avrebbe potuto spezzare la monotonia con qualche slancio.
Un urlo squarciò il silenzio. Ad esso ne seguì un altro e urla di battaglia.
Incuriosita, la guerriera seguì il rumore del trambusto oltre la duna, inerpicandosi su essa e assistendo così allo spettacolo di sangue più in basso: una carovana attaccata da ben 5 Yoma, e dei 6 uomini a difenderla e a difendersi, 2 erano già stesi a terra, presumibilmente privi di vita.
Si focalizzò sui demoni, scoprendo che tutti erano di basso livello, equiparabili a una novizia, all'incirca.
Che avrebbe dovuto fare? Intervenire oppure no? Con le giuste capacità, avrebbero anche potuto sopravvivere, probabilmente non tutti, ma comunque... e l'Organizzazione che avrebbe avuto da dire? Intervenendo avrebbe potuto privarla di entrare, ma al contrario avrebbero potuto incolparla della morte di quegli uomini.
Ancora una volta, furono altri a decidere per lei.

-Una Claymore!- gridò un uomo indicandola :-Aiutaci ti prego!-

E addio all'effetto sorpresa, pensò annoiata mentre 3 Yoma si giravano nella sua direzione schioccando le fauci.
Non ho molta scelta a questo punto.
Corse giù dal pendio sguainando la spada, conscia di trovarsi in una posizione favorevole, ancor più dal momento che quegli stupidi Yoma le stavano correndo incontro.
Lasciandosi scivolare sulla sabbia, spiccò un salto all'ultimo, una frazione di secondo prima che gli artigli scagliati la colpissero.
Si avventò su quello a sinistra che l'aveva attaccata con entrambe le mani, atterrandogli col piede destro sul muso, spaccandoglielo, e col sinistro sullo sterno, incrinandogli delle costole.
Il mostro centrale fu troppo lento e Crystal troppo veloce per lui, con un piano già prestabilito: gli mozzò la testa di netto con un fendente orizzontale. Un attimo prima che il corpo esanime si accasciasse al suolo, la guerriera conficcò la Claymore nel petto, riparandosi dagli artigli del terzo Yoma che rimasero conficcati nella carne del compagno.
Istantaneamente i suoi occhi divennero di un oro vivo; usando il corpo morto come un ariete, penetrò le difese del bersaglio e gli afferrò il polso libero, ruotandolo e rompendolo.
Lo Yoma urlò di dolore imprecando con qualche insulto alla sua persona, che venne ignorato.
Avvertì gli ultimi due nemici finalmente degnarla d'attenzione, probabilmente certi che i tre compagni sarebbero bastati.
Sciocchi.
Non sarà stata una guerriera formidabile, ma la lettura dello yoki era il suo cavallo di battaglia e uccidere Yoma non era che un piacevole antipasto.
Sfilò la spada ancora incastrata e mollò un calcione al demone col polso rotto, facendolo cadere a terra. Per un po' non si sarebbe dovuta preoccupare di lui.
I restanti la caricarono ciechi, infuriati ma senza alcun piano, e ancora una volta Crystal assecondò i loro movimenti, non sarebbe stata in difesa a parare i soliti artigli.
Corse loro incontro prendendo di mira quello a destra. Schivò le dita, allungate senza strategia, e si abbassò scivolando sulla sabbia, mozzando di netto le gambe del suo bersaglio che finì a mangiare polvere.
L'ultimo fu agile a voltarsi, ma sarebbe stato più intelligente scappare a quel punto, a quanto pareva però l'intelligenza non era una virtù di alcuno di loro.
Questi spiccò un balzo nel tentativo di sorprenderla o che altro, una mossa inutile, poiché a Crystal bastò scartare di lato e aggirarlo, decapitandolo non appena fu a portata di spada.

-Tu... schifosa bastarda- mormorò lo Yoma dal polso rotto che si era rimesso in piedi.
Crystal sospirò.

-Quanta inutile resistenza. Tuttavia degna di lode, seppur mossa dalla stupidità-

-AAAAAAAAAH!- ruggì furibondo scagliandole contro gli artigli della mano buona intanto che ella le dava ancora le spalle.
Crystal non aveva bisogno di vedere.
Ancora forte dello yoki in circolo, spiccò un salto compiendo una capriola e atterrandogli alle spalle. Alzò il braccio e, con un singolo fendente orizzontale, decapitò anch'egli.
A quel punto ne erano rimasti due da finire. Con un saltello aggraziato superò l'ultima vittima e si diresse dal nemico dalle gambe mozzate, ancora a piangere i suoi arti persi.
Nemmeno si accorse dell'avvicinarsi della guerriera, tanto il dolore lancinante lo stava attanagliando, i sensi ormai affievoliti per l'ingente perdita di sangue. Mise fine alla sua insulsa esistenza velocemente, come aveva fatto con gli altri, e infine raggiunse il primo che aveva colpito, spaccandogli la faccia.
Anch'egli era ancora riverso a terra, pancia in su e agonizzante. Non era nemmeno stato in grado di rialzarsi.
Appoggiò la punta della Claymore sulla sabbia, ne afferrò l'elsa anche con la mancina e la mosse da sinistra a destra, impregnando il deserto anche di quel sangue e di un'ultima testa.
Alla fine era stato divertente. Non una sfida entusiasmante ma un piacevole passatempo.
Frustò l'aria con la lama, liberandola del sangue e riponendola nell'alloggio.

-Grazie Claymore, grazie! Ci hai salvato la vita!- si fece avanti un uomo con le mani giunte, il volto sudaticcio e affannato, felice di aver scampato la morte tuttavia in ansia nel rivolgersi a una come lei.

Crystal lo osservò con la sua tipica espressione distaccata, annuendo semplicemente. Alzò poi lo sguardo sulla carovana e i tre sopravvissuti, uno intento a raccogliere ciò che era caduto a terra, mentre i due rimanenti a tirare su i morti, trasportandoli verso la carovana.
Non aveva più nulla da fare lì, ognuno poteva riprendere il proprio viaggio, e stava per farlo, quando un grido provenne proprio dal convoglio, seguito da vari esclami di terrore.

-Oh Dio mio!-

-Ma è morto!-

-Siamo salvi? Che è successo?! Liberateci!-

-Tacete idioti!- intimò uno dei mercanti.

La guerriera si volse immediatamente, all'erta. Quanti altri esseri umani c'erano?
-Tu- richiamò l'uomo che si stava allontanando, facendolo irrigidire.

-S... si, mia signora?-

-Cosa nascondete là dentro?- la mano già sull'impugnatura.

Di fronte all'evidenza, uno dei mercanti che stava caricando i compagni caduti l'attaccò verbalmente :-Non sono affari che ti riguardano, Strega!-

-E va bene- scrollò le spalle con nonchalance, un gesto che distese alcuni ma allarmò altri :-Se non volete dirmelo con le maniere buone, mi farò strada con quelle cattive-

Lo yoki cominciò a scorrere nel suo corpo mutandole gli occhi e il volto, lentamente, gradualmente, voleva che gli umani assistettero a quella trasformazione, per ricordar loro che c'era qualcosa di più pericoloso degli Yoma.
Gambe, braccia e torace si gonfiarono definendosi in possenti muscoli.
Come si aspettò, gli uomini rimasero atterriti dal suo corpo :-Chi sarà il primo ad essere sbriciolato?- domandò, retorica, con voce mostruosa.
Ciò che non si aspettò fu la loro reazione. Nessuna supplica, si voltarono dall'altra parte e, gridando aiuto a squarcia gola, se la diedero a gambe.
La guerriera alzò un sopracciglio attonita, mentre riprendeva il suo aspetto, a quella ridicola reazione, ma ad ogni modo il bluff aveva funzionato e tanto bastava.

Bene, ora andiamo a vedere chi nascondono là dentro.




Citazione:Yoki utilizzato: 0% --> 20% - 0% --> 50% - Punti Limite: 4/30
Stato fisico: ottimo
Stato psicologico: annoiata e divertita al contempo
Abilità utilizzate: Percezione (attiva nello studio degli Yoma) e Lettura dello yoki (attiva durante il combattimento)

"ciò che feci per sopravvivere uccise la mia anima"

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28-08-2018, 04:17 PM
Messaggio: #3
RE: I'm not a slave [Victoria - Quest Veloce]
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Si avvicinò cauta ma con movimenti eleganti alla carovana e scostò la tenda con la mancina, spiando all'interno.
Ciò che trovò furono tanti occhi spaventati su volti sciupati di corpi tremanti. Uomini, donne, bambini. Tutti, dal primo all'ultimo, erano impauriti, alcuni si erano accucciati all'estremità più lontana da lei, appiattendosi contro le sbarre delle gabbiette troppo piccole per un adulto, a malapena accettabili per un infante. Erano alte circa un metro o poco più, lunghe appena per stendere le gambe, incastrate l'una sull'altra, un paio ospitavano due bambini che si stringevano traumatizzati.
Una decina di persone in tutto, né cibo né una misera borraccia per dissetarli dalla tremenda calura del deserto orientale. Tutti magri e scarni, ma nessuno pareva in condizioni gravi.
Crystal mostrò metà della sua figura restando fuori dalla carovana e, notando che ancora nessuno aveva aperto bocca, mostrò le mani in segno di pace e si presentò :-Tranquilli, non avete più nulla da temere. Io sono Crystal, una guerriera dell'Organizzazione, e voi siete stati attaccati dagli Yoma, ma ora non sono più una minaccia e i vostri aguzzini sono morti- spiegò accennando ai corpi che avevano caricato poco prima i mercanti :-O scappati- estrasse la spada provocando sussulti e mormorii preoccupati, in fondo chi poteva biasimarli?
-Ora vi libererò così potrete andare per la vostra strada e io per la mia-
Salì producendo sonori scricchiolii del legno, ma non se ne curò e si avvicinò alla gabbia a destra che rinchiudeva un uomo di mezza età.
-Stia lontano- l'ammonì infilando la lama tra le sbarre, prima di procedere con un colpo secco rompendo il lucchetto già arrugginito.
Aprì la porticina facendosi da parte a sinistra, lasciando l'uomo gattonare fuori :-Gra... grazie signorina, se non fosse stato per voi, noi...-

-Non si preoccupi, per fortuna degli Yoma vi hanno attaccato e io ero nei paraggi. Per una volta è finita bene- gli sorrise cordiale prima di rivolgere le proprie attenzioni alla seconda gabbia con una donna.

-Sì, chissà dove saremmo finiti se non fosse andata così!- esclamò quella mentre si accingeva a uscire, le lacrime a inumidirle gli occhi.

-Per favore mi dia una mano a far scendere i bambini- le chiese gentilmente.

-Oh, sì certo!-

Crystal ruppe entrambi i lucchetti delle due gabbie superiori e si rivolse con dolcezza ai suoi due bimbi, mentre la donna si occupava delle bambine.
-Non preoccupatevi, non vi farò nulla- li incoraggiò con un sorriso solare :-Avvicinatevi così posso farvi uscire, presto potrete tornare a casa-

-Ma noi non sappiamo come tornarci!- scoppiò a piangere il più piccolo con strilli acuti, che misero a dura prova la pazienza della guerriera che strizzò gli occhi :-Su, su non piangere, troveremo la strada e tutto andrà bene-

Forse intuendo lo sforzo della guerriera, il maggiore le si avvicinò sgridando il fratellino :-Piantala di piangere, torneremo a casa!-
Crystal lo resse mentre lui le stringeva le braccia attorno al collo con le manine calde morbide posandolo sul pavimento e facendo lo stesso col secondo.
-Per favore allontanatevi tutti, devo buttare fuori queste celle- tutti obbedirono immediatamente uscendo e allontanandosi dall'apertura della carovana, dalla quale vennero sbattute via le quattro gabbie, sicché poté occuparsi anche degli ultimi prigionieri.

-Grazie Claymore, grazie!-

-Se non fosse stato per voi...!-

-Non potremo mai sdebitarci!-

La ragazza annuì con un pallido sorriso prima di scendere anch'ella :-Posso sapere dove eravate diretti?-

Vi fu un attimo di silenzio, con qualcuno che storse la bocca ignorando la risposta, ma un ragazzo infine parlò, uno degli ultimi che aveva liberato :-Io li ho sentiti parlare del villaggio di Phedre, una volta, ma quel posto ormai è un cumulo di macerie, non so perché volessero portarci lì. In realtà non sappiamo nulla di questi mercanti di schiavi-

La donna di prima annuì :-Tutto ciò che so è che negli ultimi tempi, in queste zone, sono apparsi questi trafficanti, uomini senza alcuna pietà che si approfittano di persone sfortunate, pellegrini, emarginati o semplicemente di chi in quel momento si trova da solo-

-Io e mio fratello eravamo al fiume a raccogliere l'acqua...- ricordò amaramente il maggiore.

Phedre, un villaggio ormai di sole rovine. Mercanti di schiavi apparsi dal nulla che si accontentano di tutti. Potrebbe essere la loro base, il loro punto di scambio, oppure un punto di ristoro.

La guerriera si fece spiegare in che direzione era collocato il deceduto villaggio e, avuto tali informazioni, concluse :-Va bene, vi ringrazio. In cambio del mio gesto vi chiedo un unico favore- si fecero attenti, alcuni un po' perplessi :-Di aiutarvi l'un l'altro a tornare a casa. Usate pure la carovana e i cavalli, ci sono scorte di acqua e cibo a cui attingere, ma lavorate insieme di modo che tutti possano far ritorno alla propria vita, soprattutto i bambini-

Annuirono e fu il primo uomo liberato a parlare per il gruppo :-Sì, mia signora, sarà fatto, non abbandoneremo nessuno. Ma voi che farete, se posso permettermi?-

-Io? Io andrò a Phedre per chiudere questa faccenda, sperando che mi sia possibile. Se non sentirete più parlare di costoro, vorrà dire che sarò riuscita dall'impresa e non dovrete più temere di loro. Ed è ciò che mi auguro-

-Anche noi- rispose speranzosa una ragazza.

-Buona fortuna!-

-Buon viaggio!-

-Addio Claymore-

-Ci ricorderemo per sempre di voi!-

Li osservò allontanarsi a bordo della carovana, un sorriso a illuminare il volto di tutti.
In cuor suo, sperava che dopo quel salvataggio in extremis ognuno di loro sarebbe riuscito a tornare a casa, che non fosse stato un atto vano. Qualche arma l'avevano, se fossero stati astuti si saprebbero saputi difendere.
Si voltò in direzione di Phedre e riprese il suo cammino, alla ricerca di una buona azione che quella notte, magari, le avrebbe donato il sonno, dando silenzio per quella volta ai suoi tormenti.




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Stato psicologico: decisa delle sue azioni
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03-10-2018, 02:00 PM
Messaggio: #4
RE: I'm not a slave [Victoria - Quest Veloce]
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Quando fu in vista di Phedre la guerriera aveva il fiatone. Correre per tutto quel tempo aveva messo alla prova anche la sua resistenza ma finalmente era giunta.
Essendo in pieno deserto, a parte le dune non c’erano molti altri luoghi da usare come nascondigli, perciò avanzò con cautela nella speranza di non essere avvistata. Avvistata da chi? Beh, solo da umani con tutta probabilità, in quanto non percepiva yoki, ma proprio perché non li percepiva doveva prestare più attenzione. Non aveva idea dell’addestramento degli avversari che avrebbe trovato là, ma se era lo stesso di quelli sconfitti in precedenza, che per inciso erano corsi verso il bosco di Guernica, allora non avrebbe avuto di che preoccuparsi. Ma la linea di Crystal era una linea prudente, che solo in certe situazioni e per testare se stessa abbandonava.
Si appostò dietro alle macerie di quella che suppose un tempo fosse una cinta muraria e sbirciò oltre: era tutto tranquillo, di un silenzio mortale avrebbe osato avanzare.
Furtiva come un gatto, superò le macerie e si avvicinò al muro di una casa. Non era troppo alto, forse con un balzo avrebbe potuto raggiungere senza problemi il tetto e da lì avere una visione complessiva della città. Liberò un po’ di yoki, il giusto per trasformare gli occhi e le vene attorno, e, facendo appello ai muscoli delle gambe, spiccò un salto che le permise quantomeno di afferrare i bordi del tetto e issarsi su.
Molto bene, primo ostacolo superato.
Rimanendo bassa, diede un’occhiata più accurata in giro: un luogo infinito di nascondigli forniti dagli edifici crollati. Tutte le vie si congiungevano alla piazzetta centrale e, dall’ingresso di quello che pareva essere stato il municipio, fece capolino un uomo. Portava varie sciarpe a coprirgli capo, bocca e naso, e pareva pure ben armato: un pugnale affisso ai lati delle ginocchia e una sciabola al fianco. Ma sarebbe stato in grado di usarli? Mah, solo attaccandolo l’avrebbe scoperto, e ora doveva avvicinarsi.
Assicuratasi che non ci fossero uomini in giro, balzò giù e si mosse tra i vicoletti, fino ad arrivare ad un gran complesso di macerie tra due vie che la separava dalla piazza.
Arrampicandosi appena per sbirciare oltre, il suo stivale si appoggiò a qualcosa che scricchiolò prima di cedere sotto al suo peso. Allarmata da quel rumore, che solo lei probabilmente aveva sentito, diede un’occhiata e ciò che vide le lasciò un macabro stupore: era lo scheletro di una mano. L’avambraccio a cui fino a poco prima era stata attaccata giaceva sotto a quel masso a cui lei si era appoggiata, probabilmente col resto del corpo sotto. E fu allora che realizzò che non erano fagotti dimenticati per le vie quelli a cui non aveva dato importanza quand’era sul tetto, ma resti umani di cui era rimasto ben poco. Quel poveretto sotto di lei era stato risparmiato dalla bulimica fame di un Risvegliato - perché solo un Risvegliato poteva ridurre in quello stato un paese - perché la casa gli era crollata addosso. Crystal si riscoprì la fronte madida di sudore freddo.
Solo ora notava pareti e strade imbrattate di sangue secco, e non voleva scoprire quali altri orrori si nascondessero lì in giro.
Cercò di tornare a concentrarsi sul suo obiettivo scoprendo che era stato raggiunto da un altro uomo, tuttavia erano troppo lontani per poterne ascoltare i discorsi, ma fu fortunata perché in quel momento, da uno dei porticati laterali, sbucò fuori un terzo scagnozzo con dei secchi in mano che, per farsi sentire dai suoi compagni, si rese udibile anche alla guerriera :-Ho finito di sfamare gli schiavi. Quando possiamo liberarcene?-

-Il prima possibile ha detto il capo, è in arrivo un’altra partita di schiavi e ormai non ci sono più celle libere-

A quel punto, se nei due porticati laterali erano segregati gli schiavi, poteva supporre che nell’edificio centrale, quello che pareva essere il municipio, ci fosse il loro capo. Ma come raggiungerlo? Qualche idea l’aveva ma nessuna la soddisfaceva a pieno. E quanti uomini c’erano oltre a quei tre? Va beh, avrebbe provato a creare un diversivo per farli spostare e a quel punto avrebbe agito.
Doveva solo fare un po’ di rumore. Tornò indietro e quando fu fuori dal loro campo visivo svoltò a destra.
Trovò una casa che faceva al caso suo e, come in precedenza, liberò lo yoki per raggiungere il tetto, questa volta senza premurarsi di essere silenziosa. Estrasse la spada e, con una spazzata, fece cadere un buon numero di tegole che si infransero sulla pietra della strada. Balzò giù e veloce andò a nascondersi tra le macerie. Affinando l’udito, ebbe la certezza che gli uomini se ne fossero accorti e stessero accorrendo.
Ottimo.
A quel punto si mosse diagonalmente verso sinistra tra i vicoletti per tornare alla piazza principale. Veloce e silenziosa come un gatto.
Prendendo la rincorsa, scavalcò l’ammasso di macerie che la separava dalla piazzetta.
Il tipo che aveva sfamato i prigionieri era ancora lì, ma Crystal non se ne preoccupò per nulla. Come una furia accorciò le distanze e l’uomo sbiancò, nemmeno riuscì a tenere in mano il pugnale. Ma, a dispetto di ogni sua previsione, che più o meno tutte identificavano la morte nella strega, ella lo superò entrando nell’edificio.

-Ca... capo!- urlò quello quando se ne accorse.

Una volta dentro fu molto facile trovare il suo obiettivo. Poteva vederlo anche da lì, dietro una scrivania nella stanza in fondo al corridoio. Quando quello si accorse della sua presenza, accorse per chiudere la porta, ma Crystal ormai stava già correndo e giunse prima: con un calcione spalancò la porta che colpì l’uomo, il quale, tramortito, le diede le spalle aggrappandosi alla scrivania.
Da quella posizione, ne approfittò per bloccargli i polsi con una mano e con l'altra gli diede un colpetto sul capo facendoglielo sbattere sul duro legno.
Lo costrinse in piedi e lo strattonò facendo il giro del mobile :-E tu chi diavolo sei?!- domandò astioso l'uomo, che sussultò quando Crystal lo minacciò col filo della lama sul collo.

-Capo!- gridarono i tre sbigottiti per la situazione entrando nella stanza.

-Maledetta!-

-Silenzio!- tuonò Crystal che mal sopportava di non essere lasciata parlare. Quelli si irrigidirono deglutendo.
-Rispondete alle mie domande e nessuno si farà male, siamo intesi?- minacciò il suo prigioniero stringendo ulteriormente la presa e ricordandogli la presenza della lama affilata.

Sbiancato e col fiato in gola, si rivolse ai suoi scagnozzi :-Fate... tutto quello che vi dice-

-Ottimo, vedo che siamo d'accordo. Per prima cosa buttate a terra tutte le vostre armi e calciatele sotto la scrivania-

Riluttanti, tutte e tre eseguirono gli ordini, non senza che lei dovesse spronarli ulteriormente. Fatto ciò, cominciò con le domande :-Per chi lavorate? Avanti, rispondete! Non sperate nell'arrivo dei vostri compagni, ci siamo già incontrati-

-Tsk. Da qualche tempo ci ha assoldati un mercante di Cezanne per portargli degli schiavi, ci paga profumatamente-

-A che gli servono?- incalzò :-Ogni quanto e quanti ne portate?-

-Una ventina ogni tre mesi, più o meno, ma non sappiamo a cosa gli servono. Ci incontriamo fuori da Cezanne e facciamo lo scambio. Lo giuro!-

Uff, pareva proprio che il grosso avrebbe dovuto scoprirlo da sola. Non sapeva proprio a che pensare, solo andare là le avrebbe rivelato la verità.
-Come si chiama questo tizio?-

-Klaus, Klaus Jorge-

-D'accordo, grazie per la collaborazione, ora sparite, giuro che se dovessi rivedere le vostre facce nuovamente qui in giro non esiterò a tagliarvi in due. Ora muovetevi, uscite in fila indiana-

Li scortò fino all'uscita di Phedre e rimase lì, ferma, a braccia incrociate, finché non li vide più all'orizzonte. Finalmente, rinfoderata la spada e azzerato lo yoki, poté tornare indietro e preoccuparsi dei prigionieri, una decina scarsa. Diede loro le armi che gli schiavisti avevano dovuto lasciare e li aiutò ad organizzarsi per il viaggio, premurandosi che avessero cura l'uno dell'altro.
Ottenute le informazioni per Cezanne, si rimise in cammino. Ormai era tardo pomeriggio, le tenebre forse l'avrebbero avvantaggiata nel penetrare nell'abitazione di questo Jorge.




Citazione:Yoki utilizzato: 0%--->20%--->0% - Punti Limite: 5,5/30
Stato fisico: ottimo, occhi dorati e vene in rilievo
Stato psicologico: concentrata
Abilità utilizzate: Percezione dello yoki (Attiva per scandagliare Phedre), Lettura dello yoki (passiva)

"ciò che feci per sopravvivere uccise la mia anima"

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24-10-2018, 04:40 PM (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 29-10-2018 02:19 PM da Victoria.)
Messaggio: #5
RE: I'm not a slave [Victoria - Quest Veloce]
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Giunse a Cezanne che ormai il sole era tramontato e di esso rimaneva solo qualche tinta violacea nel basso orizzonte. Come temeva, la città era circondata da una cinta muraria piuttosto alta, impossibile da scavalcare senza catturare gli sguardi delle guardie, che peraltro l'avevano già avvistata.
Crystal si parò di fronte a loro che stringevano le armi, in allarme. Uno dei due, un ragazzo giovane, tremava un poco innanzi ai suoi freddi occhi d'argento.
-Cosa ci fa una Claymore a quest'ora della sera da noi? Non siamo stati avvisati del tuo arrivo- asserì l'uomo con voce ferma.

Crystal incurvò le labbra in un sorriso spettrale :-E questa è una buona notizia- lui alzò un sopracciglio :-Stavo facendo ritorno alla fortezza di Staph, quando ho incontrato sul mio cammino un gruppo di Yoma che avevano attaccato delle carovane- incrociò le braccia al petto, scocciata di dover mettere a conoscenza di tali informazioni delle semplici guardie notturne :-Ma ciò che è davvero interessante era il carico di questi mercanti: esseri umani- i due uomini rimasero sbigottiti :-Liberati i prigionieri e messi in fuga gli schiavisti, mi hanno raccontato che ultimamente ci sono stati molti rapimenti nelle zone tra Cezanne e Guernica-
Il giovane abbassò lo sguardo, contrito, mentre il veterano assunse uno sguardo incollerito.
-Ahh, allora ne eravate a conoscenza- sogghignò la guerriera.

-Sì. Abbiamo fatto qualche ricerca, ma il territorio è molto vasto e non tutto sotto il controllo di Cezanne. Non siamo riusciti a trovare un accordo sulle zone da pattugliare con i villaggi vicini e così i rapimenti sono continuati- ammise frustrato.

-Beh, non preoccupatevi perché ho fatto io il lavoro al posto vostro- ridacchiò Crystal, ora vagamente divertita, sorprendendo i suoi interlocutori :-Non li avete trovati perché non vi siete avvicinati a Phedre-

-Phedre?! La città in rovina?!- esclamò il giovane.

-Quella- annuì :-E' lì che i mercanti di schiavi si erano nascosti. La usavano come punto di raccolta per poi, quando avevano prigionieri a sufficienza, portarli qui a Cezanne, dal loro compratore-

-Cosa?!-

-Già. La faccenda vi stava sotto al naso e nemmeno ve ne eravate accorti-

-Dannazione- imprecò a bassa voce l'uomo :-Chi è? Chi è quel maledetto bastardo?-

-Un certo Klaus Jorge- rispose con nonchalance.

-Ti ringraziamo Claymore, ora potremo sistemare la faccenda-

Crystal negò furbetta :-Non credo. E' mia supposizione che Jorge sia uno Yoma e gli schiavi le sue vittime. Un piano intelligente, per non destare sospetti a Cezanne e chiamare noi, ha usato il denaro per assoldare degli uomini che gli portassero degli schiavi. E' stata proprio una sfortuna per lui che i suoi scagnozzi siano stati attaccati e che io passassi da lì. Ascoltatemi ora: ufficialmente voi dovreste richiedere un nostro intervento, ma ormai sono qui e non tornerò indietro, né esigerò compensi. Questa faccenda si chiude stanotte- i suoi occhi ridotti a due fessure, uno sguardo che non esigeva repliche.

-Se pensi di poterlo fare, io, Thomas Green, capitano delle guardie di Cezanne, ti do il mio permesso di entrare in città ed eliminare lo Yoma Klaus Jorge, se egli si rivelerà tale-

-Non si preoccupi capitano, scoprirò in fretta se si tratta realmente di questo-

Thomas annuì. La faccenda era delicata, ma sentiva di potersi fidare, gli sembrava una guerriera esperta, o che perlomeno poteva trattare la situazione. Inoltre, ella non richiedeva alcun pagamento e di certo tutta la città ne sarebbe stata favorevole.
-Elliot rimani tu a guardia della porta mentre io accompagno...-

La giovane afferrò al volo :-Crystal-

-Crystal alla villa di Jorge, manderò subito qualcuno a prendere il mio posto-

-S... sì, capitano!- rispose Elliot con saluto militare.

Crystal e Thomas sgusciarono silenziosi per le vie secondarie della città, portandosi dietro solo il tintinnio delle loro armature di metallo. Era relativamente presto, ma tutti dovevano ancora essere impegnati a tavola, e questo era un vantaggio per loro, che non volevano attirare sguardi indiscreti.

-Se possibile, preferirei che la popolazione non venisse coinvolta-

-Lo capisco, occupatevi di non far avvicinare i civili, allestite un perimetro, e nessuno si farà male- o perlomeno se lo augurava. Quando era andata nelle Terre dell'Ovest per trovare Rael, gli uomini si erano immischiati e per loro non era finita bene, oltre ad aver complicato le cose a lei, Luna ed Abigail. Da allora, non desiderava più intralci nei suoi luoghi di scontro, ed era più che intenzionata ad evitarli ovunque potesse, anche quella sera. Già era un lavoro difficile, se poi ci si mettevano in mezzo anche i civili, diventava estremamente stressante.

-Aspettami qui- le fece cenno Thomas :-Avviso i miei compagni di prendere postazione, dirò loro che si tratta di un'esercitazione. Torno subito-

Una decina di minuti dopo, l'uomo era tornato da lei e ora si apprestavano a percorrere le strade verso la loro meta.
-Non manca molto- la informò.
Crystal annuì e cominciò a scandagliare l'area attorno alla ricerca di qualche presenza, finché, infine, non trovò qualcosa. All'inizio parve quella di un comune Yoma, ma più si avvicinava più aumentava. Arrivati davanti alla casa del mercante non aveva più dubbi. Il suo obiettivo era proprio là dentro, oltre il bel giardino curato e il cancello alto circa tre metri, con due colonne ai lati.
Su tutto, spiccava un grande balcone oltre al quale si notava un'ampia porta finestre e poco lontano da essa, lo sentiva, c'era lui.

-Pensi sia qui?- domandò con una certa apprensione la sua guida.

-Non lo penso. E' qui. E deve essere anche piuttosto forte-
Per essere uno Yoma, aggiunse mentalmente.
-Ma non preoccuparti. Io basto e avanzo- sogghignò spavalda estraendo la spada lucente :-Allontanati e prepara i tuoi uomini, qui ci penso io- ordinò e, mentre risvegliava il suo yoki, si preparava a combattere.




Citazione:Yoki utilizzato: 0% - Punti Limite: 5,5/30
Stato fisico: ottimo
Stato psicologico: tranquilla, pronta al combattimento
Abilità utilizzate: Percezione dello Yoki (attiva attorno a sé e successivamente sullo Yoma), Lettura dello Yoki (passiva)

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29-10-2018, 06:43 PM
Messaggio: #6
RE: I'm not a slave [Victoria - Quest Veloce]
Legenda:
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I suoi occhi diventarono dorati, il volto si deformò e il corpo cominciò a deformarsi. Fece qualche passo indietro, misurando la giusta distanza per la rincorsa, e infine prese lo slancio, piegò le ginocchia per prendere più potenza nel momento in cui atterrò sulla colonna di sinistra, e saltò ancora con un ruggito, lanciandosi contro l'ampia vetrata, coprendosi col sinistro, e mandandola in frantumi. Riatterrò con una capriola e rimase in ginocchio, all'erta, cercando coi suoi occhi dorati lo Yoma nella stanza buia.

-Una Claymore?!- ringhiò quello nel suo aspetto umano, un uomo alto e grassoccio, con pochi capelli in testa e una barba curata :-Come osi irrompere così in casa mia?!- continuò recitando la parte del mercante.

Crystal si alzò estraendo la spada con un colpo secco e puntandogliela contro :-Sono qui per uccidere te!-

-AAAAAAAAAAAAAAAAAH- un urlo infernale fuoriuscì dalla bocca di Jorge, i denti acuminati che spuntavano tra le fauci rivolte al soffitto. La guardò coi suoi occhi dorati, pieni di ira; i vestiti si strapparono lasciando posto al corpo mostruoso, ben più grande di un qualunque Crystal avesse mai incontrato, ben più grosso di lei, simile alla stazza di Andrea.
Le si fiondò addosso saltando oltre la scrivania dietro cui era rimasto finora, e accorciando la distanza di quasi quattro metri. La guerriera, seppur impressionata, non si lasciò sopraffare e scattò nella sua direzione evitando poco prima che le piombasse addosso. Si lasciò scivolare sotto la scrivania e, avvertendo cinque artigli protendersi verso di lei, la rovesciò parando il colpo e tre di esse penetrarono il duro legno. Svelta, Crystal mozzò indice, medio e anulare sinistri, provocando la furia del demone.

-Dannata cagna!-

La guerriera sogghignò :-Dovrai fare meglio di così- abbassò lo yoki al 20%.

Lo avvertì prendere la carica per abbattersi su di lei.
Sudò freddo. Era in una posizione sfavorevole, doveva assolutamente spostarsi, e in fretta. Indietreggiò con un balzo per schivare l'assalto, e così dovette continuare spostandosi due volte a sinistra, tornando al punto iniziale. Era consapevole che se fosse riuscito ad acchiapparla sarebbe stata in svantaggio.

-Scappi?- la schernì con un nuovo tentato affondo della mano destra alla sua pancia.

Aumentò lo yoki ancora deformando l'intero corpo e, in due poderosi balzi, si appoggiò sulla punta della colonna. Come supposto lo Yoma la seguì, e questo fu un grave errore perché Crystal usò l'appoggio per ridarsi la spinta e, preparando la lama, gli tranciò l'avambraccio sinistro.
Lo Yoma la fulminò con lo sguardo piegato sulla colonna e Crystal ricambiò con occhi glaciali d'argento, stanziata sulla ringhiera in pietra del balcone, il silenzio rotto dalle urla della gente che, ora che il mostro era venuto allo scoperto, si allontanava terrorizzata.

-Schifosa- detto ciò le diede le spalle e... si diede alla fuga.
Saltò verso la casa più vicina e, aggrappandosi al tetto, si tirò su.

-Mhpf, non scapperai- mormorò indignata.
Portò la sua forza diabolica al 30% col primo salto sulla colonna, e al 50% col secondo che gli permise di raggiungere lo Yoma.
Si abbatté su di lui con follia omicida. Quello scontro sarebbe finito lì, su quel tetto.
Il demone allungò alla cieca gli artigli della mano rimasta, ma Crystal era pronta, pronta ad usare la sua tecnica, la sua Onniscienza Oscura.
Quattro movimenti. Se li sarebbe fatta bastare.
Uno. Schivò scendendo sul lato destro del tetto ora con gli occhi di un oro abbagliante; lo superò e gli si scagliò addosso.
Lo Yoma s'arrestò paralizzato nel trovarsela davanti e non poté evitare il colpo che ne seguì, un fendente diretto alla coscia sinistra, la punta che penetrò più di quanto la guerriera volesse nelle sue carni, cozzando contro l'osso.
Due.
Arrestò la corsa scivolando per l'impeto, le tegole che si frantumarono e schizzarono via, e gli si lanciò addosso; lo Yoma le rivolse uno sguardo pieno di terrore che non impietosì la giovane, la lama aggredì l'ultimo braccio rimasto che volò via per il forte urto.
Tre. Azzerò lo yoki.

Si fermò sulla punta del tetto, elegante nella sua posizione eretta, un piede davanti all'altro e il filo della lama, obliquo, a coprirle il volto inespressivo, assassino. Il sangue cremisi scivolò sulla spada e gocciolò a terra.
Schiuse la bocca, pronunciando quelle parole dopo la sua prima ed unica volta :-Tu sei la preda ed io il cacciatore-
Spiccò l'ultimo salto, compì una doppia capriola, e si abbatté sullo Yoma, infilzandogli il cranio con la lama e penetrando fino al tronco.
Era finita. Anche quella "missione".
Diede un calcio sul corpo dello Yoma, caduto in ginocchio e trascinatosi dietro la spada - movimento a cui lei non aveva opposto resistenza -, e liberò la sua Shirley, con cui frustò l'aria per togliere il sangue e poi rimettendola nel suo alloggiamento.
Il corpo senza vita e in parte tagliato a metà ruzzolò giù e cadde con un tonfo in mezzo alla strada. Crystal non se ne curò, sarebbero stati gli uomini di Cezanne ad occuparsi di quello, lei aveva già fatto abbastanza.
Senza fretta si addentrò nella villa, lasciandosi dietro lo sgomento delle guardie cittadine, e cominciò ad esplorarla. Sembrava una casa dei ricchi come tante, piena di cimeli ed oggettistica di materiali e pietre preziosi, con mobili dall'aria pregiata e costosa e certamente altrettanto belli. Trovò anche una "stanza del tesoro", dove il mercante aveva ammucchiato tutte le sue ricchezze.
Furono i sotterranei nascosti a lasciarla disgustata: fioche torce illuminavano un grande antro al cui centro si trovava un tombino per lo scolo del sangue. Corpi in putrefazione, liquido rosso rappreso o più o meno liquido e un mucchio d'ossa accatastate. Ai lati erano state poste varie catene conficcate nel muro, nessuna di esse imprigionava più umani. Non c'era più nessuno da salvare lì. Rimaneva solo il silenzio e il fetore dei corpi.
Rimanevano le grida dei morti e la disperazione dei vivi.
Rimanevano le mura pregne di dolore e tomba di chi era stato divorato vivo davanti agli occhi dei compagni di sventura, che medesima sorte avevano seguito.
Risalì le scale a chiocciola abbandonando quel luogo di morte.
Cercò un lenzuolo che usò come fagotto e lo riempì di un bel po' di monete, forse più di quelle che sarebbero state richieste, ma non più di quelle che avrebbe potuto portare senza uso di yoki, e lasciò in fretta quella casa.
Fuori dal giardino l'aspettava Thomas. Il corpo dello Yoma era già sparito.

-Ti ringraziamo per...-

Lei liquidò con un gesto della mano, altre questioni la premevano più della gratitudine :-Nei sotterranei ci sono i resti delle vittime di quel mostro. Spero darete ad ognuna di loro una degna sepoltura. Molti non torneranno dai propri cari, di molti non sarà neppure possibile distinguere i corpi né ricomporli, ma proprio per questo meritano un riposo sereno dopo una morte così atroce-

-Ti prometto che lo faremo-

-Bene. Non avrete problemi a trovarli. Ho lasciato la porta aperta, il fetore sta già risalendo-

-D'accordo...- rispose spiazzato mentre la guerriera lo superava.

-Vorrei dire che è stato un piacere, ma di una simile vicenda non ho memoria e mi auguro non dovrete avere bisogno di noi tanto presto-

-Già, anche io- sorrise amaramente l'uomo :-Buon viaggio-

-Grazie-

Si dileguò in silenzio dalla città. Si affidò alle stelle per ritrovare l'est e sotto di esse camminò fino a poche ore prima dell'alba. Riprese il cammino col sole all'orizzonte e il sacco sulle spalle. Aveva voglia di un bagno lungo e rilassante, ma dovette accontentarsi di una piccola polla d'acqua e si lavò in fretta.
Arrivò finalmente alla tetra fortezza il giorno dopo.
Buttò ai piedi del primo accolito che trovò il grosso sacco e gli rifilò una breve spiegazione :-Ho svolto un veloce lavoretto-
Gli stava portando un mucchio di denaro perciò non avrebbe avuto di che lamentarsi, anzi.
-Per ulteriori spiegazioni mi troverete nella mia cella fino a domani, quando mi recherò nei sotterranei- e, se nessuno avesse avuto nulla da obiettare, si sarebbe allontanata in fretta.
Dopo tanti orrori, aveva bisogno di chiudere gli occhi.



Fine.




Citazione:Yoki utilizzato: 0-->40-->20-->50-->0-->30-->50-->20-->0 - Punti Limite: 17,5/30
Stato fisico: stanca ma illesa
Stato psicologico: provata
Abilità utilizzate: Percezione dello yoki (passiva), Lettura dello yoki (attiva sullo Yoma)
Tecniche di combattimento: Onniscienza Oscura [1 turno, 2/3 sessioni disponibili] (attiva sullo Yoma)

"ciò che feci per sopravvivere uccise la mia anima"

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