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In Vino Veritas [The Evil One]
28-06-2018, 09:52 PM
Messaggio: #1
In Vino Veritas [The Evil One]
IN VINO VERITAS
Nel vino è la verità


Forse il tuo Test non sarà stato proprio come te l’aspettavi ma, bene o male, lo hai superato e la tua ricompensa consiste, oltre all’essere ancora viva, in un’uniforme immacolata, un’armatura scintillante e, soprattutto, una claymore con un simbolo, il tuo simbolo il quale, oltre a essere inciso sui due lati della lama, fa bella mostra di sé sul colletto della tua tuta…
Il simbolo di Bianca: Numero 40 dell’Organizzazione!
Manca soltanto una cosa per completare il quadro: la tua destinazione a un territorio da pattugliare e sorvegliare, in attesa di ordini. Finalmente, dopo tanti anni, uscirai dalla fortezza di Staph e potrai cullarti nell’illusione di godere di quel frammento di libertà… perché di un’illusione si tratta, purtroppo.

Un sonoro bussare alla tua porta ti strappa dai tuoi pensieri e, quando l’uscio si apre, tutto lo spazio è occupato dal corpo di Gaul, uno dei due accoliti che ha sorvegliato il tuo test e, con ogni probabilità, quello che ha dato ordine alle altre novizie di ammazzare te e le tue compagne: un omone alto più di due metri, completamente calvo, con un torace come una botte e una pancia altrettanto larga ma, soprattutto, con un paio di braccia come tronchi, in grado di mollare delle sberle tremende, per essere un semplice umano:

Scimmietta! Vestiti e vieni con me! La signora Semirhage vuole vederti!

Sai che non è una persona dotata di pazienza perciò, indossata la tua armatura e presa la tua claymore, ti ritrovi a seguirlo quando lui si gira e inizia a dirigersi verso l’interno della fortezza, aspettandosi evidentemente che tu lo segua. Vi inoltrate quindi in un’ala del Quartier Generale che non avevi mai visto, percorrendo corridoi a te ignoti.
Mentre ti guardi attorno e rifletti, sui motivi della tua convocazione, sei costretta a fermarti di colpo per non andare a sbattere contro Gaul: il massiccio umano infatti si ferma davanti a una porta un po’ più bassa di lui e, cosa strana a vedersi, bussa educatamente…

Avanti!

Risponde una voce di donna dall’interno. A quel punto Gaul apre la porta e subito dopo avverti una robusta manata sulla schiena la quale ti spinge dentro con una cera decisione, richiudendo la porta alle tue spalle.
Ti ritrovi così in un’ampia stanza, la quale ricorda un salotto, ma con in più una scrivania, una libreria piena di libri disposti in ordine e, soprattutto, una grande arpa…
La signora Semirhage, l’unica donna tra i supervisori dell’Organizzazione, sul conto della quale hai sentito dire di tutto e il contrario di tutto nei discorsi tra le novizie, è seduta alla sua scrivania e sta leggendo alcuni fogli, tamburellando nervosamente con le dita della mano sinistra: nonostante stia seduta, la donna sembra alta, con dei lunghi capelli neri; indossa una veste nera con maniche strette sulle spalle ma che diventano molto ampie via via che scendono verso le mani, con delle bande grigio scuro ricamate in filo d’argento che ornano i bordi della gonna, delle maniche e l’ampio girocollo della veste.
Alcuni istanti dopo che la porta si è richiusa, la donna alza gli occhi su di te: i suoi lineamenti sono fini e delicati, la sua pelle è pallida e i suoi occhi sono neri come i suoi capelli. Al suo collo puoi notare una semplice collana composta da piccole gemme nere incastonate in una catenina d’argento e, a quel punto, vedi al suo polso sinistro un bracciale “a vipera” d’oro bianco, con la testa del serpente che è unita e costituisce l’ornamento di un anello infilato all’anulare della mano sinistra; gli occhi della vipera sono costituiti da due piccole gemme blu.
Quando si alza e ti si avvicina, l’espressione della dama nera sembra severa, ti osserva per qualche istante, poi le sue labbra si schiudono in un sorriso gentile e si rivolge a te cordialmente:

Benvenuta Bianca! Il mio nome è Semirhage ma questo credo sia tra le poche cose che Gaul ti ha detto, quindi vengo subito al sodo. Ti abbiamo assegnato il Numero 40 perciò, il territorio che dovrai pattugliare si trova a Mucha, nelle Terre del Sud, più precisamente a Gonar e i territori circostanti, coltivati a vigne per la maggior parte della loro estensione.
In quella zona abbiamo già una richiesta di intervento della quale ti dovrai occupare. Uno dei patriarchi delle varie famiglie che producono vino in quei campi: Jorge Cortez, ha richiesto il nostro intervento perché negli ultimi tempi delle persone, soprattutto braccianti delle vigne ma anche altri, sono spariti senza lasciare tracce.


La signora Semirhage fa una pausa, arretrando verso la sua scrivania e scoprendo un vassoio con alcuni pasticcini che era coperto da una tela bianca, facendoti cenno di prenderne qualcuno, prima di riprendere il discorso:

Non essendo stato ritrovato nessun cadavere, sventrato o meno, non possiamo dire se le sparizioni sono opera di uno yoma o no ma, comunque, tu recati laggiù e fai le tue indagini: se c’è uno yoma fallo fuori se no lascia che se la sbrighino le autorità del luogo.

La Dama Nera si avvicina nuovamente a te, fissando con espressione indecifrabile i suoi occhi neri nei tuoi d’argento, prima di concludere:

La casa di Jorge Cortez si trova lungo la strada che conduce al villaggio di Rootwine, a poca distanza dallo stesso. Se hai bisogno di altre informazioni o devi farmi qualche domanda puoi parlare adesso, altrimenti puoi andare.

La signora Semirhage incrocia le braccia al petto, attendendo le tue eventuali domande…


Citazione:Nel tuo prossimo Post descrivi le sensazioni e/o i pensieri di Bianca nel trovarsi al cospetto di Gaul prima e di Semirhage poi. Se hai domande da rivolgere alla Dama Nera puoi farlo adesso, altrimenti puoi prendere congedo e partire immediatamente. Al cancello troverai Gaul che ti saluterà in maniera decisamente rude e poi sarai fuori da Staph! Se hai domande da rivolgermi GdR-Off, mandami pure un MP.


Citazione:Se decidi di partire subito, considera che per raggiungere la tua destinazione ti ci vorrà circa una settimana di cammino. Nel tuo prossimo post descrivi sommariamente il tuo viaggio, sfruttando se ti serve le descrizioni dei territori [QUI] e gli stati d’animo di Bianca lungo la strada. Termina il tuo post quando giungerai, al tramonto dell’ultimo giorno di viaggio, in vista della grande casa di Jorge Cortez.
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02-07-2018, 02:18 AM (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 02-07-2018 02:39 AM da The Evil One.)
Messaggio: #2
RE: In Vino Veritas [The Evil One]

Citazione:Narrato
Parlato
"Pensato"

Volubili ombre serpeggiavano lungo le mura di una delle tante gabbie di pietra presenti nella Fortezza, quella in cui riposava Bianca. Seduta su una rozza sedia, le sue dita giocavano con la debole fiamma di una candela la cui cera stava colando sul tavolo. Ebbe un sussulto quando qualcuno annunciò l'entrata in stanza con fare piuttosto brusco.

Rispose solo con un cenno. Ricordava bene cosa Gaul aveva fatto durante il Test e di certo era impossibile dimenticare la sua scortesia. Ma Bianca aveva imparato a fare buon viso a cattivo gioco. A stare zitta quando lingua e cuore scalpitavano, quando la parola "scimmietta" feriva il suo orgoglio. Ribellarsi sarebbe servito solo a finire sottoterra prima del tempo. Capì che il silenzio era un prezioso alleato, grazie al quale era possibile riflettere e comprendere meglio ciò che gli Uomini in Nero avevano in serbo per lei. Le piaceva pensare di essere più scaltra di quanto non immaginassero gli altri.

Alzandosi, notò come Gaul proiettasse un'ombra talmente grande e scura da dominare tutta la stanza. Gli diede le spalle per vestirsi, avvolta da quell'oscurità. Indossò senza lentezza la nuovissima armatura e ne sistemò le giunzioni rivettate. Prima di prendere la claymore e riporla nel fodero dietro la schiena, raccolse dietro il capo i capelli, candidi come la neve, servendosi di un laccio di cuoio. Fece per seguire l'accolito ed uscendo dalla stanza chiuse la porta. Lo spostamento d'aria fece spegnere la candela sul tavolo ed una nuova oscurità calò nella sua dimora.

"La signora Semirhage… è uno dei pezzi grossi dell'Organizzazione. Non abbasserò la guardia…"

Bianca non sapeva esattamente cosa aspettarsi da quella donna ma si ripeté che doveva essere come uno degli altri Uomini in Nero. Né più ne meno. Sistemò il colletto sul petto, sul quale era stato fatto ricamare il simbolo da lei scelto, e pensò alle sue compagne morte durante il Test. Essere promossa a n.40 non le aveva procurato particolare felicità. Era consapevole che quel numero avrebbe portato più oneri che onori ma non se ne lamentò. Per come la vedeva lei, era una posizione da tenere con il giusto rispetto, in quanto incarnava lo spirito ed il sacrificio di tutte quante le defunte del gruppo uno. Quei pensieri l'accompagnarono mentre si addentravano nelle viscere della Fortezza, solcando ali e corridoi sconosciuti. Distrattamente andò quasi a sbattere contro la poderosa schiena di Gaul, quando egli si fermò davanti ad una porta. La Dama Nera diede voce e subito dopo Bianca fu spinta dentro la stanza con veemenza, così come i mercanti di schiavi spingevano dentro le gabbie la merce umana. La neo-numero 40 non tradì nessuna emozione benché stava elaborando diverse imprecazioni, osservando con la coda dell'occhio la porta richiudersi.

"Che tu sia dannato Gaul..."

La curiosità prese il sopravvento sulla stizza e Bianca si ritrovò a guardarsi intorno. La stanza era insolitamente sontuosa rispetto alle zone del Quartier Generale di sua conoscenza. Poteva essere tranquillamente uno studio di un ricco uomo politico, qualcuno dotato di buon gusto. La libreria era colma di libri e spiccava una maestosa arpa. Gli occhi poi scrutarono la signora Semirhage, aldilà delle due ciocche libere che le cadevano ai lati del volto. Bianca fu rapita dalla sua sobria eleganza. Il suo portamento, la veste ricamata, i particolari gioielli trasmettevano un senso di riverenza e rispetto. Si sentì intimidita quando la Dama le si avvicinò con aria severa, lo sguardo penetrante che attraversava i suoi occhi grigi come se potesse vedere aldilà di essi. La sorpresa fu doppia quando parlò con fare estremamente gentile, senza che quella proverbiale compostezza di cui sembrava essere composta venisse meno. Bianca non poté che apprezzare quella cortesia, dote rara come l'acqua nel deserto nei ranghi dell'Organizzazione. Cercò tuttavia di non sentirsi troppo in soggezione e di concentrarsi sul flusso di parole. Una di esse in particolare la scosse: Gonar. A quanto pareva, stava per ritornare in quella che un tempo chiamava "casa".

Molte grazie.

Bianca rispose con riverenza e cortesia quando la signora Semirhage le offrì un pasticcino. Le sembrava scortese rifiutare quell'offerta e d'altra parte, non avrebbe proprio avuto la forza di farlo. Non ricordava nemmeno da quanto non mangiasse un dolce. Fece fatica a non rompere suo il contegno mentre il pasticcino le si scioglieva in bocca.

"Che bontà…! Ma basta non devo distarmi!"

Bianca ascoltò con attenzione le restanti istruzioni della missione, in religioso silenzio. Non sembrava nulla di particolarmente complicato ma c'erano già un paio di domande che le frullavano in testa ma a cui solo il signor Cortez avrebbe potuto rispondere. Rimase per qualche istante in silenzio, riflettendo sul da farsi. Poi esordì con aria seria. E' tutto chiaro quindi gradirei partire subito. Le auguro una buona giornata. Si congedò nella maniera più cortese che il suo carattere duro potesse concedere ed uscì dalla stanza. Trovò il modo di districarsi nei labirintici corridoi e finalmente fu fuori dalla Fortezza, non prima che Gaul potesse porgere il suo arrivederci.

"Un giorno qualcuno ti insegnerà le buone maniere…"

Non lo degnò di uno sguardo mentre metteva i primi passi di quel lungo viaggio. Attraversò le grandi distese desertiche di Staph, spazzate dal caldo vento che erodeva rocce secolari. Le piccole oasi le fornirono riparo durante le fredde notti. Osservò il territorio divenire via via sempre più verde e rigoglioso mano a mano che si spostava verso occidente. La sabbia presto lasciò il posto a prati e fiumi e grandi villaggi sorgevano sulle rive di essi. La tipologia di gente incontrata sulle strade variava anche più rapidamente del paesaggio. I beduini erano più abituati alla presenza delle "Streghe dagli occhi d'argento" ma si tennero bene a distanza da Bianca e lo stesso fecero i commercianti nei pressi dei grandi villaggi ed i pescatori lungo i corsi d'acqua. A lei questo non dispiacque, anzi. Le piaceva stare da sola con solo il cielo al di sopra della testa. Cercò di godersi ogni momento di quel tragitto, assaporando quel falso senso di libertà. Sapeva che presto sarebbe finito e questo ed altri pensieri le impedirono di rilassarsi del tutto, ma ciò nonostante per quella settimana fu più libera che negli ultimi anni di addestramento messi insieme. Si fermò a riposare durante le notti, prediligendo l'interno di piccoli boschi a zone scoperte. Una notte però trovò una buona insenatura, nascosta alla vista della strada, lungo le sponde di un lago. Il calmo rumore dell'acqua le tenne compagnia.

"E' un caso che abbiano assegnato a me le Terre del Sud? Probabilmente annotano il luogo in cui avviene il reclutamento di ogni novizia per poi servirsene quando diventiamo Guerriere… potrebbe far comodo una conoscenza anche sommaria della zona… la sensazione che controllino ogni aspetto della nostra vita non è sparita nemmeno per un attimo da quella notte nella Chiesa… poi la signora Semirhage… mi sbagliavo, non è per niente come gli altri supervisori… c'è stato un momento in cui mi è sembrato che mi stesse guardando dentro, come se con uno sguardo potesse carpire tutto di me… ma forse sono solo un po' paranoica…"

Negli ultimi giorni di viaggio virò verso Sud approdando nelle Terre di Mucha e scoprì che tutto era così come lo ricordava. Dolci colline si estendevano a perdita d'occhio, colorate a seconda della piantagione in crescita nel terreno fertile. Ebbe l'occasione di cibarsi di alcuni frutti maturi e dolcissimi, raccolti direttamente da bassi alberi, che rimpinguarono le energie perse durante il viaggio e la fecero tornare indietro con i ricordi. Gonar con le sue maestose torri svettava su tutto il territorio circostante e le colline stavano per inghiottire il basso, rosso sole del tramonto quando Bianca finalmente scorse la grande villa dei Cortez. Il villaggio Rootwine era situato poco oltre lungo la strada quindi era sicura di essere nel posto giusto.

"Sono curiosa di sapere cosa ha spinto il signor Cortez a richiedere proprio il nostro intervento… "

Bianca fece per avvicinarsi alla sua destinazione, consapevole che la sua momentanea e fugace pace stava per giungere al termine.

Citazione:Yoki utilizzato: 0%
Stato fisico: Ottimale
Stato psicologico: Infastidita da Gaul; colpita ed intimorita dalla signora Semirhage; contenta per il lungo viaggio in solitaria di cui apprezza i paesaggi naturali, ma lungo il tragitto rimane pensierosa così come quando giunge a destinazione.
Abilità in Uso: Percezione dello Yoki (Passiva)
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04-07-2018, 09:41 PM
Messaggio: #3
RE: In Vino Veritas [The Evil One]
E così, mentre il sole del tramonto tinge di rosso le terre attorno a Rootwine, cosparse a perdita d’occhio da vigneti, i tuoi passi ti portano verso l’ingresso della tenuta di Jorge Cortez: si tratta di una grande casa colonica, la più grande che tu abbia mai visto, la quale è circondata, assieme a un grande cortile, da un muro di cinta alto almeno tre metri. Dall’ingresso, sormontato da un arco in pietra ma sufficientemente alto e ampio per farci passare un grosso carro, parte una strada bianca che, dopo circa un centinaio di metri, punta direttamente verso quello che sembra essere l’ingresso della casa.
Il tuo arrivo è accolto dal latrare di alcuni cani i quali, con ogni probabilità, devono aver sentito l’intrusa e va da sé che poco dopo alcuni curiosi, soprattutto bambini, abbandonino le loro attività o i loro giochi per dare un’occhiata alla “Claymore”. Tuttavia, dopo qualche istante, gli adulti tornano ad occuparsi dei loro mestieri, mentre i bimbi vengono portati via o da madri troppo ansiose o da padri troppo severi: potrai anche esser stata chiamata dal padrone di casa ma, almeno per il momento, le altre persone che sono qui non sembrano disposte ad accordarti fiducia, almeno per il momento.
Non ti resta altro da fare se non imboccare la via che conduce all’ingresso quand’ecco che, arrivata a metà del percorso, una figura compare alla porta e inizia a camminare verso di te: si tratta di un uomo sui quarant’anni, alto poco meno di un metro e ottanta, la pelle abbronzata di chi ha passato una vita a lavorare nei campi. L’uomo sfoggia una capigliatura ben curata e un paio di generosi baffoni, entrambi neri ma nei quali si inizia a intravvedere qualche spruzzata di grigio, soprattutto sulle tempie. Egli indossa degli abiti semplici: camicia, pantaloni e un panciotto, tutti però di buona fattura e inoltre sta fumando una piccola pipa, mentre ti si fa incontro e le sue labbra sembrano dischiudersi in un sorriso il quale, più che di gioia, sembra essere di soddisfazione. Quando ti giunge davanti, l’uomo ti squadra dalla testa ai piedi, prima di rivolgersi a te:
 
Benvenuta, signorina! Sono giorni che aspettavo il vostro arrivo! Io sono Jorge Cortez e sono stato io a chiamarvi…
 
Almeno in apparenza e a differenza di coloro che potrebbero essere i suoi braccianti o contadini, Jorge non sembra essere intimorito dalla tua presenza anzi, dalle sue parole, sembrerebbe quasi essere lieto del tuo arrivo. Dopo essersi presentato, Jorge si affianca alla tua destra e, dopo averti fatto un cenno di procedere, si mette a camminare al tuo fianco:
 
Entrate pure in casa mia, là potremo parlare senza che orecchie o occhi indiscreti vengano a origliare o a sbirciare gli affari nostri…
 
E, a questo proposito, notando che più di un curioso vi sta comunque osservando, il tuo ospite si rivolge ai suoi operai, apostrofandoli a voce più alta:
 
E voi, non avete altro da fare? Se avete finito le vostre faccende, andate a casa che è ora di cena!
 
Le sue parole sembrano sortire un certo effetto infatti, quando arrivate in prossimità della porta della grande casa, quasi tutti i curiosi se ne sono andati e quelli che rimangono stanno per muoversi.
Senza indugiare, Jorge ti fa strada attraverso i corridoi e le scale della grande casa, arrivando in uno studio privato dove campeggiava una scrivania piena di scartoffie e una poltrona dietro e una grande sedia davanti, mentre le pareti erano piene zeppe di scaffali colmi di libri: Jorge Cortez doveva essere un uomo colto.
Dopo averti fatto cenno di accomodarti, l’uomo si siede sulla poltrona quella che, con ogni probabilità è il suo posto alla scrivania e, dopo aver spento e svuotato la sua pipa, si rivolge a te:
 
Vengo subito al punto. In questa vallata, che ricade sotto l’autorità di Rootwine, il più rinomato produttore di vino è la famiglia Soma. Intendiamoci, sia io che altri facciamo degli ottimi vini ma, a causa del terreno credo, devo ammettere che il vino che esce dalle loro tenute è il migliore tra tutti quelli che vengono prodotti nella zona. Va da sé che anche i vignaioli e gli altri braccianti che lavorano nei nostri campi cercano di entrare alle dipendenze della famiglia Soma, quando possono. Per nostra fortuna, la loro manovalanza è quasi sempre al completo…
 
Jorge Cortez si ferma per un momento, mentre hai la sensazione che, per un attimo, un’ombra di dolore abbia offuscato il suo sguardo, prima di riprendere il discorso:
 
Ma sto divagando, Torniamo al punto. E’ da qualche tempo oramai che tra i braccianti della famiglia Soma avvengono misteriose sparizioni… persone che avevano anche forti legami con la nostra comunità che improvvisamente, senza nessun preavviso, sono scomparse senza lasciare traccia: padri o madri di famiglia, amici o semplici conoscenti… tutti andati così, dall’oggi al domani, senza dire nulla a nessuno.
E poi, in tempi più recenti, hanno iniziato a scomparire ogni tanto anche persone che con la famiglia Soma non avevano nulla a che fare. Lo sceriffo di Rootwine, Guy, ha svolto delle indagini ma ha concluso che la gente ha deciso di andarsene senza dire nulla a nessuno, per chissà quali motivi. Del resto va detto che nessun cadavere è mai stato trovato.
Tuttavia, chi è rimasto, parenti o amici, sono convinti che quelle persone non se ne sarebbero mai andate via in questo modo e il sospetto che ci sia qualcosa di… sbagliato nelle tenute della famiglia Soma cresce a ogni giorno che passa. Io stesso…
 
Jorge si blocca una seconda volta, deglutisce e assume nuovamente quell’espressione addolorata che prima gli aveva sfiorato il volto, solo che questa volta quell’espressione non se ne va:
 
Tanto vale che ve lo dica, tanto lo verreste a sapere, prima o poi: io avevo… ho un figlio, Andrès, nel quale riponevo tutte le mie speranze. Ho avuto una discussione con lui quando ha deciso di sposare una ragazza conosciuta lavorando nei campi e poi quando ho saputo che quella donna aspettava un bambino da lui. Alla fine di quella lite l’ho buttato fuori di casa ma il mio Andrès non era uomo da arrendersi tanto facilmente. Per farla breve, è riuscito a farsi assumere come bracciante dalla famiglia Soma e a tirare avanti con sua moglie come meglio potevano.
 
L’uomo si ricompone, respira a fondo e poi continua:
 
Tuttavia, quando nacque mio nipote, mi pentii del mio gesto e volevo riaccogliere lui, mio figlio e la sua sposa sotto il mio tetto ma proprio in quel periodo, Andrès è scomparso anche lui senza lasciare traccia, così come gli altri.
 
Una lacrima scivola giù dall’occhio sinistro di quell’uomo in apparenza burbero e severo:
 
Mi sono comunque preso in casa mia nuora e mio nipote, non potevo certo lasciarli morire di fame ma sono convinto, e che il dio di Rabona mi mandi all’inferno se mi sbaglio, che Andrès non se ne sarebbe mai andato abbandonando moglie e figlio!
Per questo mi sono lasciato convincere da altri viticoltori come me a contattarvi. C’è sicuramente qualcosa che non va nelle tenute della famiglia Soma e, ascoltando i racconti soprattutto dei nostri manovali, ci siamo convinti che nelle loro tenute si possa nascondere uno yoma ed è per questo che vi abbiamo fatto chiamare.
 
Jorge Cortez riacquista la sua compostezza e si riaccende la pipa:
 
Quello che vi chiedo è che indaghiate su quanto avviene in quella tenuta: se c’è uno yoma cercate di ammazzarlo e se invece non ci dovesse essere… Beh, qualunque cosa possiate scoprire e riferirci sarà ben accetta. Se alla fine riusciremo a venire a capo di queste misteriose sparizioni abbiamo stabilito con un vostro rappresentante che pagheremo comunque il compenso come se doveste uccidere uno yoma.
 
Sbuffando fumo, l’uomo si accomoda un po’ meglio sulla sua sedia:
 
Questo è quanto, signorina. Se avete bisogno di chiedere qualcosa dite pure e, se volete riposare un po’ o mangiare qualcosa, posso mettervi a disposizione una stanza e farvi portare la cena.
 
Effettivamente, mentre l’uomo parlava, il sole è oramai tramontato.
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09-07-2018, 12:37 PM
Messaggio: #4
RE: In Vino Veritas [The Evil One]
Bianca attraversò il grande portale in pietra ed iniziò a percorrere la strada sterrata che si addentrava nella proprietà dei Cortez. Aveva visto diverse tenute agricole, sia durante il viaggio verso Rootwine che in gioventù, ma quella era senz'altro la più maestosa: le mura di cinta, l'estensione del terreno e la grande dimora rendevano quel luogo una sorta di magione. Sentì su di sé l'attenzione dei mastini da guardia e dei braccianti e ne fu infastidita. Per sua fortuna, nessuno di loro osò avvicinarsi e proseguì indisturbata finché non scorse un uomo avvicinarsi a lei. Il sig. Cortez, vestito in maniera semplice ma elegante, si qualificò molto educatamente e la invitò ad entrare in casa. Grazie dell'accoglienza signor Cortez. Bianca notò come ammonì gli operai incuriositi dalla sua presenza ed apprezzò lo sforzo che impiegò per raggiungerla a metà strada. Si incamminarono poi fianco a fianco verso la casa.

"Avrebbe potuto tranquillamente ricevermi in questo bell'ufficio…"

I due arrivarono nello studio di Jorge Cortez, il quale si accomodò sulla sua scrivania ed iniziò a spiegare il motivo della richiesta. Bianca rimase in piedi ed ascoltò con attenzione, notando la tristezza e la commozione nel volto di Jorge nel parlare del figlio. I dubbi iniziali della n.40 vennero placati ma altri iniziarono a scavare in profondità. Mantenne il suo solito atteggiamento serioso ed irreprensibile durante tutta la conversazione, cercando di vedere oltre il racconto di Cortez. Senza troppi preamboli, Bianca proferì parola per placare la sua sete di conoscenza.

Chi può trarre beneficio nel danneggiare i Soma? Se sono i migliori produttori di vino della zona, non è difficile presumere che abbiano potuto attirare antipatie di altri vignaioli invidiosi. Bianca chiuse per un lungo istante gli occhi, pensierosa.

"Qualcuno potrebbe aver architettato queste sparizioni per fiaccare la produzione di vino della famiglia Soma…d'altronde sarebbe un comportamento anomalo per uno Yoma. Non si può però escludere che si tratti di un esemplare con un particolare controllo del suo appetito…"

La neo guerriera dell'Organizzazione iniziò a passeggiare distrattamente nell'ufficio. Si fermò davanti ad una serie di scaffali pieni di libri per poi ritornare indietro. Era assolutamente concentrata a districare i fili di quel mistero.

Lei ed altri viticoltori eravate d'accordo nel contattare la nostra Organizzazione… ma mi domando quale sia la posizione dei Soma in merito. Siccome le sparizioni si sono verificate perlopiù nella loro tenuta, perché la richiesta non è partita anche da loro? Inoltre... sono a conoscenza del mio arrivo? Ho bisogno di saperlo per effettuare la perlustrazione.

Ora che il sig. Cortez era seduto, era Bianca che lo squadrava dall'alto in basso per notare le sue reazioni. Non si fece distrarre dalla faccenda personale fra Jorge ed Andrès Cortez e non disse nulla in merito. Riteneva che la scomparsa del figlio non fosse più grave delle altre che si erano verificate. Tuttavia, l'informazione utile che si poteva estrarre da quella vicenda era che, con molta probabilità, non si trattava di fughe volontarie. Rifletté anche sulle ultime parole di Jorge e su quelle che erano stati gli ordini della Signora Semirhage.

"La Dama Nera mi ha ordinato di lasciare le indagini se non dovesse trattarsi di Yoma… deciderò in seguito."

Bianca emise un sospiro, mentre Cortez era avvolto nel fumo della sua pipa. La ringrazio per l'ospitalità. Mi faccia pure preparare una stanza, ma non le assicuro che rincaserò. Si è fatta sera ma gradirei parlare al più presto con la moglie di suo figlio Andrès, se fosse possibile.

Non voleva perdere tempo. Si scostò lateralmente, in attesa che Jorge si alzasse e l'accompagnasse fuori. Decise di presentarsi a modo suo, senza che le parole scalfissero il portamento e l'espressione scolpite nella pietra. Era il suo modo di ricambiare la gentilezza.

Ah, dimenticavo. Può chiamarmi Bianca.

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10-07-2018, 09:15 PM
Messaggio: #5
RE: In Vino Veritas [The Evil One]
Jorge Cortez ascolta la tua replica congiungendo le mani e fumando placidamente, senza mai smettere di guardarti, poi con la mano destra si toglie la pipa di bocca e risponde:
 
Potrebbe essere come dite voi, signorina Bianca, ovvero che qualcuno miri a danneggiare la famiglia Soma. In questo caso però la richiesta che vi abbiamo rivolto dovrebbe esser stata appoggiata anche da loro, non vi pare? E invece, quando discutevamo se chiamarvi o meno, loro si sono chiamati fuori, come se la cosa non gli importasse o non li riguardasse, dicendo di fidarsi delle conclusioni dello Sceriffo Guy, mentre i nostri compaesani, diciamo, sparivano nel nulla… strano, no?
 
Il padrone di casa dà un’altra tirata alla sua pipa, poi prosegue:
 
No, la famiglia Soma non sa del vostro arrivo né tantomeno che vi abbiamo fatta chiamare adesso. Visto il loro atteggiamento abbiamo preferito, a parte l’approccio iniziale, tenerli all’oscuro delle nostre mosse. A essere sinceri penso che sospettino qualcosa ma credo non abbiano idea di quando vi abbiamo fatta convocare, anche se credo che la notizia del vostro arrivo si diffonderà a breve.
 
Jorge congiunge le braccia al petto, emette un basso borbottio incomprensibile e continua:
 
Se fosse ancora vivo il vecchio Solomon Soma, lui non si sarebbe tirato indietro: teneva alla gente che lavorava per lui, invece a suo figlio Julian interessa solo il suo lavoro. Non pensa ad altro che non sia il suo mestiere e va detto che è maledettamente bravo nel suo lavoro ma, per il resto, sembra avere la testa tra le nuvole al punto che il vecchio, prima di morire, per evitare che gli affari andassero a rotoli, gli ha affiancato un… diciamo, amministratore. Un amico d’infanzia di Julian, Zanis Luskan che è bravo a tenere i conti e amministrare le finanze. Il punto è che per quest’ultimo sembra che i braccianti siano numeri su un foglio di carta, non persone: sa benissimo che può rimpiazzare facilmente gli operai che perde e quindi lo fa senza dar segno che queste sparizioni lo tocchino minimamente…
 
Dopo qualche attimo di silenzio e un paio di tirate di pipa, Jorge Cortez prende un campanello che aveva sulla scrivania e lo scuote vigorosamente. Alcuni istanti dopo la porta dello studio si apre e una donna vestita con un abito da cameriera a gonna lunga compare alla porta: la donna sembra essere sulla trentina d’anni, dal fisico asciutto, alta probabilmente più di un metro e settanta, il volto carino con un mento affilato, i capelli neri raccolti in un’ordinata crocchia dietro la nuca e dallo sguardo severo. Non appena entrata rivolge un leggero inchino a te che sei l’ospite e, ovviamente, al suo padrone, il quale le si rivolge direttamente:
 
Julia, questa è la signorina Bianca. Si fermerà da noi per qualche giorno come pensavamo ma avrà bisogno della massima libertà di movimento. Perciò avvisa il resto della servitù e soprattutto dai disposizioni all’ingresso. Accompagna la nostra ospite alla sua stanza e poi avvisa la signora Carmen che la nostra ospite vuole conferire con lei al più presto.
 
Julia ti squadra per un istante col suo sguardo severo, impossibile dire se le fai soggezione o la lasci indifferente, per poi rispondere senza particolari inflessioni:
 
Prego, vogliate seguirmi, signorina Bianca!
 
Girando quindi sui tacchi per avviarsi lentamente lungo il corridoio, aspettandosi evidentemente che ti metta al passo con lei. Un attimo prima che tu esca dalla stanza, Jorge Cortez si rivolge a te per un’ultima volta:
 
Signorina Bianca, se dovreste avere ancora bisogno di me fatemi pure chiamare. Se non sapete dove trovarmi, fate pure riferimento a Julia. Buona caccia!
 
La cameriera ti conduce attraverso il corridoio e poi sale un’ulteriore rampa di scale, fino ad arrivare a un’ala della casa dove sembrano esserci soltanto delle porte che si aprono lungo l’ultimo corridoio. In fondo a questo c’è un’ultima porta ed è proprio quella che Julia apre, lasciando le chiavi nella serratura, per poi scostarsi, lasciarti il passo e rivolgersi a te col suo solito tono rigido e professionale:
 
La vostra stanza, signorina Bianca. Io non posso trattenermi ma vi farò mandare un’altra cameriera per attendere alle vostre necessità. Prima che vada, desiderate che vi faccia portare qualcosa da mangiare dalla cucina?
 
Dopo aver ascoltato le tue eventuali richieste, Julia ti rivolge una riverenza e poi, camminando dritta come un manico di scopa e a passo cadenzato si allontana lungo il corridoio.
La stanza è piccola ma, per le abitudini di una guerriera dell’Organizzazione, confortevole. L’arredamento in stile rustico è semplice: un letto soffice, con un comodino e un vaso da notte dentro alla destra, un tavolino al centro della stanza, sul quale sono poggiate una bacinella d’acqua per rinfrescarsi, dei panni per asciugarsi, una lampada a olio accesa e un acciarino per accenderla, un paio di sedie sono poste vicino al tavolo e un’ampia finestra che si affaccia sui vigneti della tenuta, oramai immersi nella notte rischiarata da una luna quasi piena completano i dettagli della stanza.
Non passa molto tempo che senti bussare alla porta e da quest’ultima fa capolino un’altra cameriera: apparentemente giovanissima, magra e alta come te, il suo viso da ragazzina è incorniciato da una cascata di capelli rossi lisci e lunghi fino a metà schiena: la giovinetta ti fissa con i suoi grandi occhi azzurri  e con l’espressione sul volto di chi ha visto materializzarsi un personaggio delle fiabe. Dietro di lei, fuori dalla porta, intravvedi un’altra figura:
 
Bu… Buonasera… Signora! Io sono Shyla e sono stata assegnata per attendere alle vostre esigenze finché vi tratterrete qui e…
 
Improvvisamente la pelle chiara del viso della ragazzina arrossisce:
 
Oh! Perdonatemi, la signora Carmen è qui! Se avete bisogno di me sono qui fuori!
 
In evidente imbarazzo, dovuto probabilmente al fatto che Shyla non sa bene come comportarsi con te, la ragazzina, dopo una riverenza, si ritira fuori dalla porta, chiudendola dopo aver fatto entrare una donna alta quanto Julia ma molto più bella: il suo volto, sul quale appare evidente il dolore per la scomparsa del marito, è fine come quello di una bambola di porcellana, i suo capelli lunghi e mossi sono di un color castano ramato e i suoi occhi leggermente a mandorla sono castani. La donna indossa un abito marrone di fattura semplice eppure elegante che sembra fatto su misura per lei, probabilmente opera di qualche sarto:
 
Buonasera, signorina… Bianca, se ho capito bene. Il Padrino Jorge mi ha detto che volevate parlarmi.
 
 
Citazione:Se decidi di mangiare qualcosa, considera che sarà Shyla a portarti il pasto, prima di introdurre Carmen.
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14-07-2018, 04:54 PM
Messaggio: #6
RE: In Vino Veritas [The Evil One]
Grazie per le informazioni. Arrivederci.

Congedò il sig. Cortez in maniera più fredda di quanto lui non avesse fatto con lei. Le sue ultime parole l'avevano colpita ed ora era immersa nei suoi pensieri. Non prestò particolare attenzione alla cameriera Julia, l'incaricata di accompagnarla in stanza.

"Questa storia puzza… chi non si preoccuperebbe di avere uno Yoma fra la propria manovalanza? In qualche modo, Julian Soma e Zanis Luskan traggono vantaggio da queste sparizioni… potrebbero essere loro stessi degli Yoma… dopo che aver parlato con Carmen, sarà il caso di effettuare una perlustrazione con il favore delle tenebre, prima che la notizia del mio arrivo giunga ai Soma..."

Camminarono fra corridoi e scale fino ad arrivare alla sua stanza. Era l'ultima in fondo ad un'ala dell'edificio.

"Il più lontano possibile eh? Meglio per me..."

Bianca notò la cosa ma senza particolare disappunto. Poi rispose a Julia alla sua solita maniera diretta. Si, pane ed acqua andranno bene. Grazie. Osservò la cameriera allontanarsi, dopo di ché sfilò la claymore dal fodero e la appoggio al muro, vicino la finestra. Dai vetri poteva scorgere gli alberi del vitigno illuminati dal chiaro di luna. La camera era spartana ma di gran lunga più confortevole delle celle al Quartier Generale. Fece qualche giro intorno al tavolo nell'attesa, gli stivali metallici producevano un rumore sordo al contatto con il pavimento ligneo. Ad un tratto una graziosa cameriera annunciò il suo arrivo e quello della Sig. Carmen. Shyla, molto imbarazzata, posò sul tavolo una cesta di vimini con delle pagnotte di pane all'interno, una caraffa piena di acqua ed un bicchiere di vetro. Bianca, quasi contenta di fare quell'effetto alla giovane, le rivolse un sottile sorriso di ringraziamento prima che uscisse. Dopo di ché, fu Carmen a presentarsi.

Buonasera. Mi dispiace averla disturbata a quest'ora ma temo che non ci fosse altra scelta.


Bianca rimase in piedi, rigida nella sua armatura, e guardò negli occhi Carmen per un lungo istante. Stranamente per i suoi standard, lo stesso sorriso rivolto prima alla cameriera non andò via dal suo volto. La sposa di Andrés era di mirabile bellezza e fu molto facile capire perché il figlio del Sig.Cortez se ne fosse innamorato.

Bianca afferrò una sedia e la scostò dal tavolo, facendo segno a Carmen di prendere posto. Prese poi un pezzo di pane e lo spezzò, per poi dirigersi verso il letto e sedersi sul materasso.

Mi racconti del periodo che lei e suo marito avete passato presso la tenuta dei Soma. Ha notato qualcosa di strano nell'atteggiamento dei proprietari? Qualsiasi dettaglio può tornare utile.

La voce era calma ma autoritaria. Mentre ascoltava la risposta di Carmen, addentò a piccoli morsi la pagnotta spezzata. Aspettò che la donna avesse finito e poi le fece qualche altra domanda.

Le sparizioni sono state notate in particolari luoghi o momenti della giornata? Quando è stata l'ultima volta che ha visto Andrés?

I profondi occhi di argento di Bianca si posarono nuovamente sugli occhi a mandorla di Carmen.

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17-07-2018, 06:51 PM
Messaggio: #7
RE: In Vino Veritas [The Evil One]
Carmen  ti sorride in risposta e accetta volentieri la sedia che le porgi. Dopo aver riflettuto sulla tua prima domanda, ti risponde:
 
Oh, no, signorina. Noi non vivevamo alla tenuta. Andrès aveva una piccola casetta in paese, un regalo di suo padre di qualche anno fa e vivevamo lì. Andavamo a lavorare al mattino e tornavamo la sera. Quando non ho più potuto affaticarmi troppo per via del bambino, Andrès ha iniziato a fermarsi sui campi dei Soma più a lungo, ingegnandosi a fare altri lavori in modo tale da poter portare a casa qualche soldo in più.
Dovete sapere che, come la maggior parte dei braccianti, venivamo pagati a giornata e perciò avevamo bisogno di soldi, dal momento che io non potevo lavorare e il bambino era oramai in arrivo.
Non abbiamo mai avuto problemi col Capomastro Garrison, l’uomo che gestisce i braccianti e soltanto una volta il suo vice, Sam, aveva provato a… beh, a mettermi le mani addosso. Era quasi scoppiata una lite tra lui e Andrès ma Garrison era intervenuto, rimettendo Sam al suo posto e da allora non c’erano più stati problemi.
 
Poi, Carmen passa a rispondere al secondo quesito che le hai posto:
 
Delle altre sparizioni non so molto: ho sentito dire che alcune delle persone scomparse uscivano di casa la mattina e non arrivavano mai sul lavoro, oppure lasciavano il lavoro di sera ma non sono mai tornate a casa e…
 
Carmen si porta una mano alla bocca per zittire un singhiozzo, mentre un paio di lacrime scivolano fuori dai suoi occhi. Dopo alcuni istanti, la donna si riprende e, con voce tremante, continua:
 
E questo è proprio quel che è successo al mio Andrès! Poco più di due mesi fa, la mattina, mi ha salutato, dicendomi di non aspettarlo a cena perché avrebbe fatto tardi per via di un lavoro. Come sempre facevo, gli avevo preparato qualcosa in modo che potesse mangiare quando fosse tornato ma… lui non l’ha fatto! L’ho aspettato per tutta la notte e la mattina dopo sono andata a chiedere aiuto al Padrino Jorge e allo Sceriffo Guy ma è stato tutto inutile! Lo hanno cercato per giorni ma nessuna traccia del mio Andrès è saltata fuori…
 
Carmen si interrompe una seconda volta, cercando con tutte le sue forze di trattenere una crisi di pianto:
 
Alla fine, una settimana dopo, lo Sceriffo ha concluso le ricerche, sentenziando che, come altri prima di lui, Andrès se n’era andato via, dicendomi di non preoccuparmi, che mio marito probabilmente era andato a cercare un  lavoro migliore e che probabilmente l’avremmo rivisto tornare, così come era andato via.
Nemmeno le proteste del Padrino Jorge sono servite a fargli cambiare idea ma io so che Andrès non se ne sarebbe andato così: mi avrebbe almeno confidato le sue intenzioni, ne avremmo parlato assieme e poi… non ha preso nulla con se. Come si fa a partire senza portarsi dietro qualche vestito o qualcosa da mangiare?
E’ vero che ci sono tanti villaggi in zona ma, se anche se ne fosse andato, Andrès avrebbe avuto con lui solo il salario di quella giornata di lavoro… non gli sarebbe bastato a lungo.
 
Carmen estrae dalla manica del suo vestito un candido fazzoletto, che utilizza per asciugarsi gli occhi poi, dopo aver smesso di piangere, Carmen si rivolge a te:
 
Io temo che al mio Andrès sia successa una cosa terribile e, se così fosse vi prego, signorina Bianca, scoprite cosa è successo, in modo tale che tragedie come la mia non abbiano più a ripetersi!
 
Con quell’ultima supplica Carmen tace, attendendo eventuali ulteriori domande da parte tua.
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30-07-2018, 12:30 PM
Messaggio: #8
RE: In Vino Veritas [The Evil One]
In un composto silenzio, Bianca ascoltò le parole della donna. Cercò di filtrare le informazioni utili come un setaccio, separando la parte buona dalle quelle da scartare. Percepiva il dolore della donna ma si sforzò di non interiorizzare e rimanere distaccata. Non le fu difficile perché, a tratti, il piagnisteo le diede fastidio. Bianca, forte com'era, non si sarebbe mai pianta addosso come stava facendo Carmen in quel momento. Nel frattempo, del pezzo di pane nelle sue mani era rimasto solo la farina depositata sulle dita.

"Quindi le sparizioni sono avvenute fra il paese e la tenuta dei Soma… interessante. Inoltre, lo sceriffo di Rootwine è un completo idiota. Nessuno con un minimo di cervello arriverebbe alla conclusione che si tratti di fughe volontarie. Se non è del tutto stupido, allora è in combutta con Julian e Zanis… in ogni caso, andare ad interrogarlo ora sarebbe controproducente. La voce del mio arrivo si spargerebbe ancora di più."


La n.40 era sempre più dell'avviso che quelle chiacchierate non avrebbero potuto fare luce sul mistero. Bisognava agire di persona. Alzandosi dal letto, le molle cigolarono e si diresse al tavolo. Immerse le mani nella bacinella d'acqua e le asciugò con uno dei panni ripiegati. Poi afferrò la caraffa d'acqua e riempì il bicchiere. Solo prima di portarlo alle labbra rivolse lo sguardo alla donna.

Mi saprebbe dare indicazioni su come raggiungere la proprietà dei Soma? Immagino che vi siano delle mura di cinta come qui da voi… mi farebbe comodo sapere se ci sono persone o cani da guardia durante le ore notturne. Bevve l'acqua a piccoli sorsi. Ah, sarebbe utile conoscere la posizione della vostra casa a Rootwine. Vorrei percorrere lo stesso percorso fatto da vostro marito.

Dopo aver ascoltato le indicazioni, avrebbe controllato brevemente lo stato dell'oscurità dalla finestra ed avrebbe preso la claymore appoggiata al muro, per rimetterla nel fodero sulle spalle. La lama a contatto con la placca emise un flebile stridio metallico. Bianca poi si diresse verso la porta e la aprì, chiamando la graziosa Shyla. Avrei bisogno di una cappa di colore scuro, se non chiedo troppo. Grazie. Si voltò dunque verso Carmen, rivolgendosi a lei per congedarla. La sua voce questa volta era più amichevole, sebbene le parole che stava per pronunciare avrebbero avuto un retrogusto amaro.

La ringrazio per le informazioni, signora Carmen. Mi dispiace per quanto successo a suo marito, ma la devo avvertire che la mia non è una missione di ritrovamento. Devo accertarmi che si tratti dell'opera di uno Yoma oppure no. Se dovessi scoprire dell'altro, ovviamente lei, il sig. Cortez e la comunità sarete prontamente avvisati. Ma la mia priorità rimane, come lei può immaginare, la caccia ai demoni. Le dico questo non per cattiveria, ma per il suo bene: non voglio che si faccia illusioni. Spero che lei possa comprendere. Si faccia forza. Per lei e per suo figlio.

Un sorriso dispiaciuto comparve sul suo volto candido. Parlò con estrema franchezza ed al tempo stesso con tutta la sensibilità di cui disponeva, sebbene non diede fiato a tutti i suoi pensieri.

"Meglio non dirle che le probabilità di ritrovare Andrès sono molto basse…"

Attese quindi l'arrivo di Shyla, per poi mettersi in movimento secondo le informazioni fornite da Carmen. Le sue intenzioni erano di muoversi nell'ombra, lontano dalla strada battuta. L'obiettivo era di individuare la tenuta dei Soma ma di non tentare subito l'infiltrazione. L'avrebbe sorpassata, per ispezionare il tragitto fra la proprietà ed il villaggio, dove sono state registrate le sparizioni. Forse lì avrebbe trovato qualche indizio o qualche traccia di aggressione, benché non ci sperasse più di tanto. Solo dopo aver controllato quella zona, sarebbe ritornata per addentrarsi nella proprietà dei Soma. Valutò anche le ore di buio rimaste, perché non voleva fare a meno del favore delle tenebre.


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31-07-2018, 10:22 AM
Messaggio: #9
RE: In Vino Veritas [The Evil One]
Carmen annuisce alle tue richieste e, cercando di darsi un contegno, risponde:
 
Ecco… la nostra casa si trovava… si trova nella piazza centrale di Rootwine, vicino alla chiesetta di Rabona, ci si arriva facilmente, seguendo la strada principale che attraversa il paese. È una bella casa, con le mura bianche, le finestre in legno scuro e il tetto di tegole rosse…
Da lì, per arrivare alla tenuta dei Soma, è sufficiente attraversare del tutto il paese. Tutto il territorio oltre l’abitato appartiene a quella famiglia. So che ci sono delle ronde notturne con dei cani per evitare che qualcuno possa rubare le piante di vite o, quand’è il momento, parte del raccolto.
La villa dei Soma invece si trova a circa mezz’ora di cammino lungo la strada. È sorvegliata giorno e notte e… sì, anche lì ci sono dei cani. Non so dirle altro, signorina Bianca, non sono mai stata alla villa dei Soma, solo Andrès c’era andato una volta per discutere dei nostri compensi.
 
Shyla, ancora con l’espressione colma di meraviglia quando ti vede, si dirige prontamente a cercare il mantello che le hai chiesto e Carmen, sentita la conclusione del tuo discorso, china un attimo il capo ma lo rialza prontamente e, fissandoti negli occhi, ti risponde con un semplice e dignitoso:
 
Grazie
 
Dopo qualche minuto di ulteriore attesa, Shyla arriva col mantello che le hai chiesto:
 
Ecco, signora! Avete bisogno di altro?
 
Poi, che tu le risponda o meno, indossi il mantello e ti rimetti in strada. Nonostante tu ti muova fuori dalla strada, in poco tempo raggiungi Rootwine e subito ti accorgi di una cosa che attira la tua attenzione: nel muro di cinta del paese si apre un’ampia arcata che funge da porta d’accesso. Non c’è nulla che chiuda quell’accesso ma noti che un uomo armato, probabilmente una guardia cittadina, presidia quell’accesso.
Decidi quindi di aggirare il paese e dopo un po', costeggiando il muro, arrivi in vista della porta opposta di Rootwine, anch’essa sorvegliata. Osservando il paesaggio lungo la strada, non è difficile per i tuoi occhi d’argento individuare i vigneti della famiglia Soma e, aguzzando la vista al buio, distinguere i contorni della loro villa…
 
Cosa farai adesso?
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31-07-2018, 03:13 PM
Messaggio: #10
RE: In Vino Veritas [The Evil One]
Dopo aver congedato Shyla e Carmen, la neo guerriera dell'Organizzazione diede inizio alla perlustrazione. Respirava con piacere l'aria frizzante della notte, mentre la luna quasi in fase di plenilunio illuminava la via. Non le fu difficile muoversi con circospezione, aggirando l'abitato di Rootwine. Avvolta nello scuro mantello, lei stessa era poco più luminosa di un'ombra. Scrutò ogni dettaglio grazie agli occhi da mezzo-demone, attenti al di sotto del cappuccio calato sul capo.

"Le entrate sono sorvegliate. E' probabile che anche all'interno vi siano delle ronde della guardia cittadina. Per chiunque avesse voluto aggredire le vittime, il tragitto fra Rootwine e la villa dei Soma è sicuramente un posto più adatto."

Oltre i vigneti, Bianca riusciva a scorgere la sagoma della villa in lontananza. Decise di seguire la strada, mantenendosi però a lato di essa. Avrebbe sfruttato eventuali cunette, alberi o altre coperture per celarsi alla vista di passanti o ronde notturne. Se tuttavia non avesse scorto nessuna presenza, avrebbe percorso a tratti anche la parte battuta. Era alla ricerca di eventuali segni di aggressione: terra smossa, impronte, brandelli di vestiti, oggetti persi, tracce di sangue o qualsiasi altra cosa che potesse essere legata alle sparizioni. Non si aspettava di trovare nulla, dato il tempo trascorso dalla scomparsa di Andrés e degli altri locali. Ma da qualche parte doveva pur iniziare.

"Dubito ci siano tracce di Yoki… ma è un buon modo per mettere alla prova i miei progressi nel percepire l'aura demoniaca…"

Si concentrò per attivare le sue abilità percettive, indirizzate a sondare il terreno e la strada davanti a sé mano a mano che la percorreva.


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01-08-2018, 03:10 PM
Messaggio: #11
RE: In Vino Veritas [The Evil One]
Muovendoti avvolta dalle tenebre, prosegui per la tua strada, addentrandoti nella zona ove sorgono i vigneti della famiglia Soma, controllando meglio che puoi il terreno circostante.
Ad essere sinceri, qualcosa trovi: una scarpa rotta, brandelli di tessuto, una saccoccia di pelle strappata e vuota ma nulla che possa far pensare al di là di ogni dubbio che si possa trattare di reperti legati a una rissa o a un’aggressione. La strada bianca non ti è di maggior aiuto infatti, a parte i segni delle ruote dei carri, non ti sembra di scorgere segni che possano far pensare a una collutazione.
Anche la tua Percezione, utilizzata per sondare il terreno, per il momento non rileva nulla…
 
Un lontano latrato di un cane giunge alle tue orecchie e tu sei davanti a una scelta: continuare con la tua idea o cambiare approccio al problema?
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01-08-2018, 05:53 PM
Messaggio: #12
RE: In Vino Veritas [The Evil One]
Con una smorfia sul viso, Bianca gettò via la sacca di pelle rinvenuta per terra. Aveva ritrovato altre cianfrusaglie, ma era impossibile distinguere se si trattasse di spazzatura gettata ai lati dalla strada o oggetti appartenuti alle vittime. Ad un tratto però, il silenzio della notte fu interrotto dai versi di un cane.

"Meglio tagliare la corda… non voglio essere scoperta prima del tempo. Ne ho ancora un po' prima che la ronda arrivi."

Senza indugiare oltre, iniziò a dirigersi con una certa velocità verso la villa. Si sforzò di muoversi all'ombra e di usare un passo felpato. Si mantenne dal lato opposto rispetto a quello da cui era provenuto il latrato. Se fosse giunta alla villa, l'avrebbe aggirata per capirne la conformazione, il numero di guardie e mastini presenti ed eventuali vie di accesso. Avrebbe mantenuto la percezione attiva rivolta verso la villa. Voleva avere ben chiara la situazione prima di agire.

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02-08-2018, 02:53 PM
Messaggio: #13
RE: In Vino Veritas [The Evil One]
Ti lasci il misterioso latrato alle spalle e prosegui il tuo cammino fino a giungere in vista della villa della famiglia Soma: essa sorge in cima a una bassa collina e quest’ultima è circondata, alla base, da un muro di cinta; ad occhio, l’edificio sembra grande circa una volta e mezza la villa di Jorge Cortèz.
Sei distante adesso circa un chilometro dalla base della collina: troppo per riuscire a vedere qualcosa o a udire qualche rumore specifico tuttavia, anche in questo caso, ti pare di sentire l’abbaiare di alcuni cani provenire da quella direzione.
La strada davanti a te, a circa metà della distanza fra la tua posizione e la villa, si biforca facendo spuntare un ramo che conduce verso la collinetta, mentre la strada principale prosegue oltre. La via che porta alla villa è circondata da prati con l’erba curata, tuttavia la strada stessa è costeggiata da degli alberi piantati su entrambi i lati a distanza regolare e gli stessi sembrano essere grandi a sufficienza per permetterti di nasconderti dietro a ognuno di essi.
 
E, per il momento, la tua Percezione non rileva ancora nulla.
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03-08-2018, 12:28 PM
Messaggio: #14
RE: In Vino Veritas [The Evil One]
Bianca decise di continuare con l'approccio furtivo, perlomeno per quel primo tentativo di perlustrazione. I grandi occhi d'argento scrutarono nell'oscurità la villa dei Soma che, dalla grandezza e dalla posizione strategica, poteva essere tranquillamente un piccolo bastione. Approfittò del momento di relativa calma per provare a fare qualcosa che potesse ingannare l'olfatto dei mastini. Si accucciò a lato della strada e si tolse il pesante mantello portato da Shyla. Lo posò per terra per poi raccogliere qualche pugno di terriccio, che cosparse sul lato esterno. Lo impolverò per bene e se lo rimise sulle spalle, alzando il cappuccio.

"Spero che questo basti per coprire l'odore…"

Dopo di ché si incamminò lungo la strada ed imboccò la diramazione che conduceva verso la tenuta. Ai lati di essa vi erano piantati degli alberi abbastanza grandi da fungere da copertura e decise di sfruttarli per mantenersi nascosta, scattando da tronco a tronco. Ad ogni passaggio avrebbe controllato la situazione, per accertarsi della presenza di cani da guardia e tenendo attiva la sua Percezione verso la villa. Una volta arrivata più in prossimità delle mura alla base della collina, avrebbe deciso come tentare l'infiltrazione.

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03-08-2018, 02:57 PM
Messaggio: #15
RE: In Vino Veritas [The Evil One]
Con la massima prudenza, riesci ad avvicinarti fino a un centinaio di metri dall’ingresso della villa della famiglia Soma senza farti scoprire dai cani e ti è subito chiaro il perché: una leggera brezza notturna spira dalla villa verso di te, allontanando in tal modo il tuo odore dalle narici delle bestiole.
Nascosta dietro un albero, sei in grado di osservare il massiccio cancello della villa: ampio due volte l’ingresso della villa di Cortèz, sembra fatto da sbarre in ferro battuto, sagomate sulla sommità a similitudine di punte di lancia. Il cancello è incardinato su ambo i lati a un massiccio muro di cinta fatto con pietre cementate tra loro e alto almeno due metri e mezzo, così come il cancello.
Una cosa attrae la tua attenzione su quel muro: sulla sommità dello stesso sembra esserci qualcosa che brilla debolmente alla luce della luna e che sembra sia sparso lungo tutta la parte superiore dell’anello di pietra o, almeno, fin dove il tuo sguardo riesce ad arrivare.
Aspettando e guardando verso il cancello, noti che circa ogni mezz’ora compare un uomo accompagnato da un cane al guinzaglio, quasi fosse una specie di ronda notturna, per poi sparire oltre la visuale del cancello, dietro  al muro di cinta
 
E ancora la tua Percezione non rileva nulla.
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06-08-2018, 12:58 PM
Messaggio: #16
RE: In Vino Veritas [The Evil One]
Il vento sollevò debolmente le ciocche di capelli ai lati della fronte mentre Bianca si avvicinava al cancello. Pensò di essere fortunata a trovarsi sottovento rispetto ai mastini. Nascosta dietro il tronco di un albero, riuscì a studiare la conformazione delle mura e del cancello. Fu colpita dalla presenza di qualcosa di luccicante sulla sommità delle mura.

"Che sia della malta oppure della brina? Potrebbe farmi scivolare se tentassi di scavalcare…"

Una smorfia comparve sul suo volto candido, mentre valutava l'altezza del muro. Sarebbe stato un bel salto da compiere. Decise di valutare meglio la situazione prima di agire, provvedendo ad avvicinarsi ancora di più alle mura e ad aggirarle. Avrebbe cercato qualche punto in cui l'infiltrazione avrebbe potuto essere più facile, magari dall'assenza di quella sostanza sulle mura. Se fosse riuscita a toccare le mura in sicurezza, avrebbe cercato di capire che cosa fosse. Si sforzò di tenersi sempre sottovento rispetto ai cani da guardia all'interno della fortificazione, quindi non andò molto oltre la metà del cerchio descritto dal muro.

"Ho in mente un piano B nel caso non dovessi scoprire nient'altro..."

Si mosse in silenzio, tenendo l'orecchio teso per capire la vicinanza della ronda e regolare il passo di conseguenza. Mantenne la Percezione attiva rivolta verso l'interno delle mura.

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07-08-2018, 04:11 PM
Messaggio: #17
RE: In Vino Veritas [The Evil One]
Un rapido scatto di corsa dopo il passaggio dell’ultimo umano davanti al cancello e ti ritrovi con la faccia a ridosso del muro di cinta, col cancello a una decina di metri alla tua sinistra: fin qui tutto bene.
Inizi quindi a muoverti rasentando la cinta muraria e allontanandoti sempre di più dal cancello stesso. La fortuna sembra sorriderti infatti non accade nulla e i tuoi sensi, Percezione compresa, non ti trasmettono nessun genere di allarme o sensazione di pericolo. Riesci così a compiere quasi un quarto di giro delle mura quando un imprevisto si presenta davanti ai tuoi occhi.
Infatti, a quel punto, individui poco più avanti un altro cancello, in apparenza identico a quello principale ma completamente avvolto e, probabilmente, bloccato da una notevole quantità di piante rampicanti. Osservando meglio noti che una volta ci sarebbe stata anche una stradina che partiva da quel cancello ma la stessa sembra essere in disuso da parecchio tempo, al punto che l’erba l’ha quasi completamente ricoperta.
Mentre mediti sul da farsi, allunghi una mano su quella strana sostanza brillante che hai visto sulla sommità del muro: una sensazione di dolore ti fa ritrarre istintivamente la mano sulla quale, tanti piccoli graffi e punture macchiano di rosso il guanto bianco della tua uniforme. Ti accorgi così che ciò che avevi visto brillare sul muro è… vetro! Una notevole quantità di cocci di vetro che sono stati cementati sulla sommità del muro, probabilmente per impedire ai malintenzionati di scavalcare la cinta a mani nude.
 
Che fare adesso?
 
 
Citazione:I tagli e le punture alla mano sono di entità trascurabile. Puoi considerare che Bianca è in perfetta salute.
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07-08-2018, 08:27 PM
Messaggio: #18
RE: In Vino Veritas [The Evil One]
La fortuna sembrò sorridere ancora alla giovane guerriera, che riuscì ad arrivare indisturbata quasi ad un quarto del cerchio descritto dalle mura. Qui vi trovò un altro cancello, della stessa tipologia di quello presente sulla strada principale. Tutto però lasciava intuire a Bianca che si trattasse di una via di accesso non più utilizzata. Una moltitudine di piante rampicanti erano cresciute utilizzando le inferriate come sostegno e dell'erba incolta si era riappropriata della strada. Bianca fu contenta di aver indagato più a fondo.

"Ottimo... non usano questo cancello da molto quindi presumo che anche la zona aldilà di esso sia poco utilizzata. E' il punto adatto…"


Vi era ancora una cosa da appurare prima di agire. Stese il braccio il più in alto possibile per arrivare a toccare quella strana cosa luccicante e riuscì ad arrivare alla sommità del muro. "Ahia" pensò, senza però emettere nessun suono. Ritrasse la mano per il dolore, il guanto bianco era strappato in diversi punti e piccole gocce di sangue fuoriuscivano da micro-lacerazioni. Tanti pezzi di vetro, affilati come rasoi, ricoprivano tutta la parte superiore del muro.

"Ottima idea anti-intrusione… meglio evitare di scavalcare da lì."

Avrebbe potuto mettere in conto qualche ferita per poi rigenerarla, ma quei vetri potevano essere temibili. Pensò quindi ad un modo più sicuro per intrufolarsi. Prima di tutto, Bianca si accertò che la ronda fosse lontana. Tenne l'orecchio teso, cercò di sbirciare fra le piante rampicanti e si regolò con la durata del giro della ronda, che come aveva notato approssimativamente poco prima, sarebbe durato circa mezz'ora. Quando fu abbastanza certa di essere - relativamente - sola, si tolse il pesante mantello dalle spalle e, tenendo il lembo inferiore di esso con una mano, lo lanciò - senza perdere la presa - fra due delle lance in ferro battuto di cui era costituito il cancello sulla sua sommità. Cercò di far penzolare il mantello dalla parte interna del cancello ma in modo che, infilando il braccio fra le sbarre, potesse riafferrarlo.

"Spero che questi rami non intralcino il mantello… se fosse necessario, infilerò la spada fra le sbarre e taglierò alcuni rampicanti…"

Voleva creare un'asola attorno ad una lancia, come se stesse infilando una sciarpa alla sbarra metallica. Cercò di far entrare uno dei due lembi all'interno dell'asola e strinse un po' il nodo creatosi. In questa maniera, avrebbe creato un rudimentale appiglio a cui avrebbe potuto aggrapparsi per tirarsi su, mentre scavalcava il cancello.

"La stoffa del mantello dovrebbe reggere…"

Dunque, avrebbe puntato i piedi sulle sbarre o su qualche altro supporto presente sul cancello, mentre con le braccia avrebbe fatto forza sul mantello per tirare su il suo peso. Una volta arrivata in cima, avrebbe osservato all'interno per assicurarsi di non essere vista ed avrebbe fatto attenzione a non toccare con le cosce o i piedi le pericolose punte. Poi sarebbe scesa dall'altra parte. Se le piante rampicanti avessero impedito una discesa agevole, un balzo sarebbe stato sufficiente per scavalcarle ed atterrare aldilà di esse, all'interno della proprietà.

Citazione:Yoki utilizzato: 0%
Stato fisico: Ottimale
Stato psicologico: Concentrata nello scavalcare il cancello.
Abilità in Uso: Percezione dello Yoki (Attiva) - rivolta di fronte a sé, oltre il cancello.
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08-08-2018, 03:16 PM
Messaggio: #19
RE: In Vino Veritas [The Evil One]
Issarti fin sopra il cancello non rappresenta un problema e da lì calcoli che nemmeno scendere sarà difficile.  Dal tuo punto d’osservazione privilegiato puoi notare che, almeno in questo momento, lì nei pressi non c’è nessuno che possa darti noia e che, a partire da metà collina, la villa appare circondata da dei filari concentrici di piante di vite e, anche se non potresti giurarlo, hai la sensazione di vedere più di un movimento tra quelle piante, anche se ancora nulla sollecita la tua Percezione.
 
Anche se nessuno ti ha ancora notata, arrivare alla villa della famiglia Soma senza esser vista ti sembra difficile…
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08-08-2018, 06:40 PM
Messaggio: #20
RE: In Vino Veritas [The Evil One]
Scavalcare il cancello non rappresentò un problema ed in pochi istanti Bianca posò i suoi stivali metallici sul suolo di proprietà dei Soma. Si piegò sulle ginocchia toccando con le mani il terreno, assumendo una posizione felina, mentre gli occhi d'argento scrutavano il territorio circostante.

"Non mi piace…ma arrivata a questo punto, devo continuare!"

Scorse dei movimenti fra le piantagioni di vite ma l'oscurità non aiutava la giovane guerriera a capire di cosa si trattasse. La sua Percezione non le forniva alcuna sensazione ed il suo intuito le diceva che non sarebbe stato facile proseguire. Cercò di avanzare di soppiatto, sfruttando ombre ed eventuali ripari, ma non avrebbe raggiunto i primi filari di vite. Volle accertarsi che si trattasse di altre ronde con cani ed, in tal caso, avrebbe cercato di studiare il loro percorso per individuare eventuali zone lasciate sguarnite. Considerò anche l'idea di trovare un'altra angolazione per avvicinarsi alla villa, muovendosi un po' oltre il quarto di cerchio su cui si trovava.

"Finché non mi avvicino alla zona diametralmente opposta al cancello principale, dovrei essere relativamente al sicuro dal fiuto dei mastini…"

Citazione:Yoki utilizzato: 0%
Stato fisico: Ottimale
Stato psicologico: Concentrata nell'avanzare tenendosi nascosta e nello scrutare fra i filari di vite.
Abilità in Uso: Percezione dello Yoki (Attiva) - rivolta di fronte a sé.
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