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My Sweet Shadow [Quest Autogestita - Lachesi]
23-08-2015, 09:38 PM
Messaggio: #1
My Sweet Shadow [Quest Autogestita - Lachesi]
My Sweet Shadow
It's Sad to See You Go



[Immagine: yin_and_yang_by_kelogsloops-d720rej.jpg]




Prologo



Citazione:"Pensieri"
-Discorso-






"Perché?"
"Avrebbe parlato"

"Non avrebbe potuto."
"Avrebbe trovato il modo, saremmo state scoperte"
"Shh, si sta svegliando."

***

Si svegliò di soprassalto, come in seguito ad un forte e traumatizzante incubo; la fronte madida di sudore le pareva di aver dormito in un bagno di sudore freddo e ghiacciato.
Era sicura di aver sentito sua madre e sua sorella Elise parlare, ma doveva essere uno sbaglio sicuramente; il lettino, nel quale era stata adagiata, poggiava dolcemente vicino ad una finestrella.
Osservandola non vide niente, l'oscurità della notte copriva con un velo tutto quanto, gli unici accenni di colore erano i suoi riflessi.
Le scappò un urlo.
"Ma cosa..!"
Si passò una mano tra i capelli mori che aveva, con una certa frenesia; quand'era stata l'ultima volta che li aveva visti di quel colore?!
Iniziò a tremare, dal nervoso, le mancava il fiato; si passò una mano sul petto e con frenesia iniziò a slacciarsi la camicetta da notte.
Con le mani affusolate cominciò a cercare dei segni ma l'unica cosa che sentiva erano i suoi soffici polpastrelli tastare la sua pelle delicata.
Un sospiro di sollievo, non aveva trovato ciò che stava cercando: la cicatrice; certo, però, che era strano.

La madre, destata nel cuore della notte dall'incubo della figlioletta, entrò in camera come a volerla rassicurare ma vedendola in quelle condizioni con le vesti quasi strappate di lasciò sfuggire un singulto preoccupato.
Accorse sul letto ed iniziò a stringere forte in un abbraccio caloroso Dua. 
"Cosa stai facendo? Cosa stai facendo?"
Non le sembrava una vera e propria voce, quella, era davvero sua madre? Si staccò da lei, quasi la scacciò per guardarla bene negli occhi: aveva sempre avuto gli occhi castani?
Sì, era lei. 
Era proprio lei.
Ma gli Yoma erano furbi, maestri di mimetizzazione, quella non era sua madre!
"Vai via!" Gridò, in preda al panico, trovando le sue braccine stanche e deboli "Tu sei uno di loro! Sei uno Yoma!"
La madre sgranò gli occhi, sconvolta, poco a poco si rattristò enormemente e strinse la piccola Dua più forte.
"Oh, povera povera la piccola mia!" Rispose, dolcemente. "Quel che han fatto ad Esbern ti ha segnato così tanto?
Ma ormai lui se n'è andato, ok?
Hai fatto solo un brutto incubo."

Dua non rispose, la donna le raccolse il viso e lo accarezzò dolcemente. "Siamo io e te ora, non ti farei mai del male. Sei solo sconvolta, prima... Il rogo, poi quelle Streghe! Non sono cose adatte ad una bambina."
Continuo a stringerla, ad accarezzarla e baciarla sul capo con fare amorevole fino a quando Dua non si lasciò calmare.
Aveva una logica il discorso della madre, aveva appena vissuto un'esperienza traumatica e la sua amica di infanzia nonché sua sorella -Elise- se n'era andata, lasciandole sole. 
Era stressata, impaurita, era normale aver sognato di avere la forza di quelle sterminatrici per uccidere quei mostri! 
Senz'altro era normale, una piacevole illusione di potere ma pur sempre un'illusione.

"Ti senti meglio?" 
Le chiese, la madre, preoccupata.
"S-sì, scusa, sto meglio ora... Era solo un brutto sogno. Ho... Ho un po' freddo, ora."
La madre le sorrise, scompigliandole i capelli; si alzò, aprì le ante dell'armadio e tirò fuori dei vestiti nuovi per la ragazza, chiedendole di coprirsi e cambiare quella tunica ormai da buttare.
Il modo di fare della donna era alquanto rilassante per la ragazza la quale, dopo qualche attimo di pensiero, si svestì e cominciò ad indossare i vestiti nuovi che le aveva portato sul letto la madre.
Anche se lei non era presente in quella stanza, Dua, poteva sentire ancora il suo profumo aleggiare nella stanza e quell'odore le creava una sorta di placebo che leniva tutti i suoi dolori.
Una volta rivestita si guardò allo specchio, chiedendosi quando sarebbe cresciuta di statura, anche nei suoi sogni era bassa! 
"Sigh"
Un brivido di freddo le percorse la schiena, si raggomitolò nel suo maglione, chiedendosi come mai avesse così tanto freddo; aveva anche un vago giramento di testa, era convinta di aver sentito delle persone parlare mentre dormiva ma ciò non era possibile.

Scrollò le spalle, togliendosi quelle spiacevoli sensazioni di dosso, si avviò con passo deciso in cucina trovando la madre intenta a cucinare; si voltò verso di lei molto lentamente, una bambola rotta, le diede un secchio di legno pesante in mano.
"Su, vai a prendere dell'acqua nel pozzo in piazza o non posso cucinare!"
"Ora?"
La donna non rispose, e Dua si chiese se fosse il caso che lei si avventurasse nel centro abitato al buio da sola.
Se ne fece una ragione, raccolse il pesante contenitore trovandolo più piccolo di quanto si ricordasse, ed uscì confidando nella buona sorte che non l'aveva mai contraddistinta. 
Tenne lo sguardo basso, timido e remissivo come faceva sempre, fisso sul selciato della strada; il pozzo non era tanto lontano ma la strada pareva infinita, sentì il calpestio di scarpe di altre persone e incuriosita volse lo sguardo attorno a sé.
Era mattina, il tempo pareva essere corso più in fretta di quanto pensava, ma qualcosa le diceva di non fissare nessuna di quelle persone negli occhi; paura del confronto, probabilmente, così continuò a camminare lentamente con lo sguardo basso. 

Giunse nei prezzi del pozzo e raccolse quanta più acqua possibile, con un certo sforzò si girò di scatto per tornare immediatamente a casa ma nel trambusto non vide un passante.
Lo urtò e gli versò tutta l'acqua addosso.
"Oh, cielo mi scusi signor... Signor.."
Uno strano vuoto di memoria, che cercò di riparare riconoscendolo dallo sguardo.
"...Gh!"
Gli occhi azzurri... Gli occhi azzurri non erano inconsueti ma il resto della faccia era come cera al sole, si stava sciogliendo! O stava semplicemente mutando? 
Più Dua cercava di riconoscere in quei tratti qualcuno, più quei tratti diventavano liquidi ed inconsistenti; i capelli divennero biondi, la pelle brunastra, i denti appuntiti.
Infine, la pelle gli scivolò letteralmente di dosso.
Dua urlò, schifata, lanciandogli addosso il secchio pur di allontanarlo; l'uomo era stranamente passivo, così la ragazzina poté scappare sbattendo contro un'altra persona.
Deformata, anche lei, anzi tutti lo erano!
In un attimo si sentì minuscola tra quei mostri di cera che aumentavano di dimensione come se si stessero rigonfiando come un'infezione di pus; si ritrovò a correre tra una foresta di gambe e arti decomposti.
Non era facile fuggire, con quel freddo ghiacciato, le faceva male la gamba e diamine, era tutto così assurdo!

A gattoni iniziò a trascinarsi in un angolo, sentendo un certo prurito alla mano sinistra; si raggomitolò in un angolo, iniziando a grattarsi il palmo che le arrecava fastidio.
Era una bella sensazione, grattarsi, i suoni erano un po' gelatinosi e la sua pelle pareva bucata in qualche modo; quando abbassò lo sguardo tra le sue mani le vide piene di sangue.
O meglio, quella destra era coperta del sangue della sinistra; quella ferita era effettivamente... Bucata, dai vermi e dai cagnotti.
Piccoli fili bianchi e senzienti, si dimenavano sotto la pelle di Dua.
Non aveva idea di cosa lei avesse mangiato ma vomitò tutto.
Rialzando lo sguardo, cercando di non pensare all'immagine dei vermi sotto la sua pelle, vide lei: Elise.
Albina, in armatura.
"E...Elise."
Nessuna risposta.
"Elise! Cosa ci fai tu qui! Di già? Rispondi ti prego! Hai visto che roba in piazza, io..."
"Alzati."
"Cos..."
"Svegliati!"
Disse la sorellastra, con una crescente rabbia. "Svegliati!!"
Elise prese Dua per le spalle ed iniziò a spintonarla. "SVEGLIATI!"
Dua spinse via Elise, i suoi tratti somatici non erano quelli umani ma erano...
...Uno Yoma.


Si svegliò di soprassalto, come in seguito ad un forte e traumatizzante incubo; la fronte madida di sudore, le pareva di aver dormito in un bagno di sudore freddo e ghiacciato.
Questa volta nessuna coperta, nessuna finestra scura ma solo una landa ghiacciata e desolante; nessuna rassicurante bugia, solo la realtà.





Citazione:Yoki: 0%
Stato Psicologico: Sogno vivido
Stato Fisico: Sconosciuto
Abilità Utilizzate: Nessuna.

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24-08-2015, 04:01 PM (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 24-08-2015 04:07 PM da Lachesi.)
Messaggio: #2
RE: My Sweet Shadow [Quest Autogestita - Lachesi]
[Immagine: 2lieoed.jpg]


Awake





Nessuna coperta morbida e nessun cuscino sotto il suo mento, solo un duro e freddo strato di ghiaccio era faccia a terra; aprì di scatto gli occhi con un sospiro affannoso e dolorante, lo spazio bianco ed infinito della distesa nevosa sopra il lago ghiacciato le bruciò gli occhi quasi istantaneamente, non abituati a quell'improvvisa luminosità.
Iniziò a gemere di dolore, muovere i muscoli era un dolore atroce più unico che raro; respirare era come ingerire grosse quantità di acido, sentiva la gola fatta a pezzi dal vento gelido e i polmoni erano sacche raggrinzite che venivano riempite d'aria.
-Gh...-
Riaprì gli occhi, non riusciva a mettere a fuoco alla sua sinistra ma questa volta vide sotto il suo mento una grossa quantità di sangue... Probabilmente, anzi, sicuramente sua.
Tremando dal dolore cercò di portarsi la mano al volto ma non ci riusciva, era troppo pesante; cercò di contrarre le dita alla ricerca della sua spada ma non trovò nulla.
Spostò leggermente la testa alla sua destra con enorme difficoltà cercando di osservare cosa potesse essere successo, della sua claymore nessuna traccia ma non le importava molto in quel momento.
Era ricoperta da uno strato di brina e ghiaccio, da quanto tempo era lì?
-Oh... Ahia.-
Era in uno stato di ipotermia? Com'era possibile?
Forse essendo svenuta aveva perso il controllo sul proprio corpo ma lentamente cercò di tornare padrona del suo corpo, la sua urgenza di vivere era ancora troppo forte: con estrema fatica si rigirò sulla schiena, potendo ammirare così il cielo livido e grigio, si faceva fatica a distinguere la volta celeste con la terra visto che i loro colori sbiaditi erano gli stessi.
Con un colpo di tosse dolorante sentì il sapore del proprio sangue scenderle giù lungo la gola, e ancora una volta non riuscì a mettere fuoco nulla che fosse alla sua sinistra; con mano incerta e dolorante, andò a toccarsi l'occhio sinistro.
-Ah! Ahn... Come?-
Non ci vedeva dall'occhio sinistro, perché non ne aveva uno! 
Era terrorizzata, cosa diavolo era successo? Non ricordava assolutamente nulla!

Con fiato pesante cercò di mettersi seduta e controllare il resto del suo corpo, fece estremamente fatica tanto che gli scappò un gemito dolorante; la gamba destra era quasi inutilizzabile, aveva una brutta perforazione all'altezza della coscia e non escludeva la rottura della tibia.
Tra le sue carni vi era infilzato un pezzo di legno; alzando lo sguardo intuì che doveva essere caduta lungo quella parete rocciosa ma come aveva fatto?
Il pezzo di legno pareva lavorato, non poteva essere capitato lì nella sua gamba durante la caduta ma poi com'era caduta? 
Si sdraiò nuovamente a pancia in su sul ghiaccio duro del lago ghiacciato, tossendo.
-Cosa...-
Non riusciva proprio a capacitarsi di ciò che fosse successo, chiuse gli occhi e cercando di mantenere la calma ripensò agli avvenimenti passati.
Dov'era? Probabilmente nelle Terre del Nord, dove di preciso non lo sapeva; cosa ci faceva lì?
Si ricordava di essere stata convocata da Kelsier con altre Guerriere ma... Dov'erano finite loro? E come si chiamavano?
Morticia e... Elise?
"No, che dico! Elise è mia sorella!"
In pochi istanti le torno in mente l'incubo che l'aveva svegliata e il volto deforme della sorella; rabbrividì, impaurita e terrorizzata.
Tornò a pruderle ossessivamente la mano sinistra e con angoscia cercò segni di cagnotti, con un sospiro di sollievo notò che non c'era nulla di insolito a parte tagli ed escoriazioni.
Un dolore allo stomaco le ricordò che doveva essere passato molto tempo dall'ultima volta che si era nutrita, non pensava avrebbe avuto nuovamente fame!

Non riusciva a venirne a capo, faceva addirittura fatica a credere che lei fosse una Guerriera, forse doveva iniziare proprio da lì: nome? Dua, numero? ...Numero?
36? 
-Uff-
Un sospiro angosciato dietro l'altro, appoggiò la mano destra sull'occhio sinistro come a voler tamponare la ferita; si sentiva stanca e assonnata, se si fosse addormentata probabilmente sarebbe morta, priva per altro di un qualsiasi sepolcro  visto che la sua spada era scomparsa.
Rimase così, ferma, a fissare il nulla; che motivo c'era di continuare ad andare avanti, ad ogni modo? 
Le era sempre stato detto che "Se non riesci a finire una cosa, ricorda perché avevi iniziato a farlo" ma lei non ricordava assolutamente niente! Prima di tutto, anche volendo, era stata obbligata a diventare quello che era, e poi cosa ci faceva lì? Che Missione doveva compiere?
-Mah... Che importanza ha, ormai?-
Era sicuramente più facile lasciarsi andare, rilassarsi: quand'era stata l'ultima volta che aveva dormito bene senza fare incubi? 
Posò le mani sul proprio petto, respirando piano, si meritava un po' di riposo finalmente; faceva un po' freddo ma non le importava molto, sarebbe stato come addormentarsi dolcemente dopo una faticosa giornata di lavoro.
Era ciò che le spettava, un po' di pace.

Cullata dall'ululato dei venti si lasciò andare, forse non era il vento a produrre quel suono opaco e distante ma era come una lenta ninna nanna, una litania dolce e soporifera.
Non le ci sarebbe voluto molto.





Citazione:Yoki: 0%
Stato Psicologico: Stato confusionale, turbata, rassegnata.
Stato Fisico: Esausta. Occhio sinistro mancante [MEDIA], ferita da perforazione alla coscia destra [MEDIA], tibia fratturata [MEDIA] forte contusione alla tempia sinistra [MEDIA] Tagli ed escoriazioni alla mano sinistra [LIEVE]
Lieve Ipotermia, dissanguamento in corso, affamata.
Abilità Utilizzate: Nessuna.

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26-08-2015, 11:54 PM
Messaggio: #3
RE: My Sweet Shadow [Quest Autogestita - Lachesi]
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II


Delight and Anger



Da quanto tempo Dua si era lasciata abbandonare al dolce e freddo conforto del vento gelido del Nord?
Dieci minuti, dieci ore, dieci giorni, diecimila anni? Il fatto è che non le importava e nemmeno se ne accorgeva, la sua temperatura corporea era molto simile a quella dell'ambiente esterno e la sua era solo una mente incatenata che fluttuava nell'eternità.
L'ululato del vento si avvicinava, si allontanava, si avvicinava ancora come se fosse stata su un'altalena che la cullava dolcemente prima di dormire.
Tenne gli occhi chiusi, anche quando il verso era più vicino, li tenne chiusi.

Sentì improvvisamente una sensazione di tepore al piede, sbuffò disturbata, e poi sentì come solletico alla gamba; sbuffò ancora, a risponderle fu un ringhio.
Ai suoi piedi, un vecchio e stanco lupo bianco; era lì in attesa del suo pasto, evidentemente troppo anziano per una caccia onorevole ma si era dimenticato di lasciar, una volta per tutte, morire Dua prima di infierire.
O forse aveva creduto fosse morta.
-Sciò, vai via-
Sussurrò la Claymore, stanca.
Osservò meglio l'animale, una grossa cicatrice a forma di mezza luna sulla fronte; doveva essere stato un valoroso guerriero nel suo branco ma ora era solo e abbandonato e, come Dua, affamato.
Lei invece, era mai stata una valorosa guerriera nel suo "branco"? Non lo ricordava, ovviamente, si portò una mano alla fronte soffrendo un forte mal di testa.
Il lupo si avvicinò ancora.
-Se sarai paziente, avrai il tuo pasto, ma ora lasciami morire in pace.- 
Parole vane, ovviamente, dubitava che lui avrebbe mai atteso tanto tempo... Forse era davvero pronto a morire per poca e amara carne, tanto era disperato.

La verità è che la cosa la irritava, molto, essere disturbata da una bestia immonda nel suo momenti più intimo e sapere che gli ultimi suoi pensieri sarebbero stati rivolti a quell'animale era qualcosa di atroce; insomma, si fosse ricordata perché era lì, a cosa fosse dovuto il suo sacrificio, sarebbe stato più facile. 
Invece no, non aveva idea di nulla!
Si tirò su, mettendosi seduta, lasciando che il cagnaccio bastardo si mettesse in posizione difensiva; vecchio ma non voleva demordere, eh? Visto che Dua non si muoveva in alcun modo, il lupo cercò di attaccarla alla gola; il suo addestramento militare le facilitò la parata, portando il braccio sinistro davanti al suo corpo prima che fosse troppo tardi.
E mentre il lupo le dilaniava la carne cercando di staccarle il polso, Dua si chiese molte cose: che forse il sogno di prima aveva un qualche significato, non sarebbe certo stato il primo, che se era ancora viva voleva dire che era più resistente di quanto pensava e che forse aveva davvero cercato di salvare la vita a qualche compagna... Ne valeva la pena? 
Strattonò il braccio cercando di divincolarsi dal lupo, ferita e indebolita non ci riuscì ma lei sapeva fare appello al suo io più demoniaco: non voleva perderci troppo tempo così liberò il 30% del suo yoki e contrattaccò nel modo più animalesco che le era stato insegnato dal quel cane bastardo che aveva la presunzione di definirsi come lupo solitario. Con forza lo sbatté in terra, il cane guaì, e gli istinti animaleschi di Dua si confusero con una fredda ragione.
Non valeva la pena morire in quel modo e poi lei era una Guerriera di Difesa, non era solo istinto di conservazione, era la forza di andare avanti nonostante tutto.
E lei, nonostante tutto, ce l'avrebbe fatta.
Il lupo mollò la presa e tentò un secondo morso alla giugulare ma Dua lo anticipò, con i denti aguzzi e il volto deformato gli dilaniò il collo; gli tenne il muso fermo fino a quando non smise di respirare e guaire come un cucciolo bisognoso di attenzioni.

Ansimava, un po', cercò di riprendere fiato ed infine giunse alla conclusione che fosse il caso di rigenerare i tessuti lesi; non richiamò neppure la sua forza demoniaca, anzi, la incrementò: ora che c'era silenzio e il lago ghiacciato era tutto per lei, poteva rigenerarsi con semplicità... Circa.
Aumentò di 20 la percentuale di Yoki nel suo corpo e cominciò lentamente a far riattaccare i tessuti, che intanto erano andati ad ingrossarsi a causa della massiccia quantità di Yoki: ora non solo il volto era deformato in quello di un'orribile bestia ma anche il suo corpo era andato a gonfiarsi, delineando una corporatura massiccia decisamente non parte di Dua.
Ricostruire i tessuti lesi era doloroso almeno tanto quanto ferirsi, ricomporre e far bruciare vecchi nervi era come reciderli e tornare a vedere con l'occhio sinistro fu distruttivo.
Altra luce improvvisa, un nuovo punto di vista, le girò immediatamente la testa e faticava a muovere ogni singolo muscolo del suo corpo; si accasciò, una volta finito il procedimento di rigenerazione, sul fianco destro.
Era esausta, quell'esperienza l'aveva messa a dura prova ma ce l'aveva fatta, non sapeva il perché e non sapeva il come, ma era ancora lì; lentamente iniziò a considerare l'idea che doveva recuperare le forze perdute...
...Nutrendosi.

Fissò il corpo deceduto del lupo, e le venne in mente una strana idea, forse un'idea un po' pazza ma era uccidere o farsi uccidere e a quanto pareva quello non era il giorno in cui la sua tomba veniva riempita con il suo corpo, era arrivata a tanto, poteva fare ancora un passo in più.
Si avvicinò sui gomiti al cadavere del lupo e, portandosi della polpa alla bocca, iniziò a mangiare; per carità, la carne cruda non le piaceva e doveva stare attenta ai peli visto che senza claymore non poteva scuoiare la bestia, ma meglio di niente.
Si sforzò di mangiare ancora qualche boccone, più del solito ma si sentiva davvero carente di energie, ne aveva bisogno e il lupo per quanto rinsecchito e la carne filacciosa e nervosa, forniva quanto le bastava per riprendersi.
Che importava, poi, se alcune ossicina rotte facessero il suono di un ramo che si spezza, secco.
Con il mento e la bocca sporca di sangue, dopo qualche minuto di riposo, si rimise sulle sue gambe cercando con lo sguardo la spada che non le apparteneva più.
"Chissà dov'è finita, devo ritrovarla dannazione."
Con la coda dell'occhio vide dei movimenti alle sue spalle, si voltò e vide quello che pareva essere un branco di lupi; forse la stavano osservando da diverso tempo, comunque non pareva avessero intenzioni ostili.

Si rispose alla domanda di prima, guardandoli, anche il lupo che aveva mangiato doveva aver fatto qualche sacrificio per il suo branco ma in definitiva non ne era valsa la pena, non lo avevano aiutato e lei come lui non era stata aiutata.
Qualunque cosa fosse successa.
Un generale senso di sfiducia nei riguardi del prossimo la pervase ma se ne andò subito quando con lo sguardo fu intenta a cercare la spada perduta.
Stranamente, all'idea era felice.



Citazione:Yoki: 0%->30%->50%->0%
Stato Psicologico: Stato confusionale, leggera sfiducia riguardo la sua situazione ma al tempo stesso motivata; si concentra sulla sua spada. Felice?
Stato Fisico: Esausta. Occhio sinistro mancante [MEDIA], ferita da perforazione alla coscia destra [MEDIA], tibia fratturata [MEDIA] forte contusione alla tempia sinistra [MEDIA] Tagli ed escoriazioni alla mano sinistra [LIEVE] Morso al braccio sinistro [MEDIA]
Lieve Ipotermia, dissanguamento in corso, affamata. Occhi felini, vene in rilievo, muscoli in rilievo.
.
.
.
Ferite sanate.
Stanca
Abilità Utilizzate: Yokiyori

Punti Limite:
 2,5/17,5

[Immagine: tumblr_nwk6rtcmjP1uhzkrko1_1280.gif]
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29-08-2015, 01:49 PM (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 29-08-2015 01:51 PM da Lachesi.)
Messaggio: #4
RE: My Sweet Shadow [Quest Autogestita - Lachesi]
[Immagine: frozen_forest_by_mescamesh-d4o338v.jpg]


III


Demons



Dua rivoltò gli occhi al cielo, stanca, si accomodò meglio sulla sedia di legno cigolante e sbuffò: la situazione non si era esattamente evoluta per il meglio ma almeno non era ancora morta e non tutto era perduto.
Era molto fastidioso, quello sì.
Fissò l'acqua fredda del catino ed immerse le mani per lavarsi il volto e togliere via il sangue -suo e del lupo.

Finito di mangiare e di consumare il suo pasto fatto di carne cruda e filacciosa del lupo, dopo averlo spolpato per bene, si era trovata in una situazione scomoda: la certezza di aver perso la spada e non avere alcuna idea di dove cercarla, per altro in un luogo selvaggio dove non era detto che vivessero solo lupi vecchi e pronti a morire.
Ad Est, la distesa di ghiaccio proseguiva sconfinata andando via via a confondersi con l'orizzonte ed il cielo stesso, difficile non credere che quella congiunzione tra terra ed aria non fosse l'apertura per l'infinito ma non era quello che stava cercando.
Ad Ovest, dove il cielo moriva, presagio funesto, la parete rocciosa dalla quale presumibilmente era caduta alta circa una trentina di metri; qualche roccia pareva esser sporca di sangue, probabilmente il suo, e su due piedi pensò che fosse troppo difficile arrampicarsi per lei: tra una sporgenza e l'altra vi erano almeno due metri e forse non ci sarebbe arrivata.
Sciocca lei, che aveva pensato come un'umana quando non lo era da diverso tempo, probabilmente nemmeno a livello psicologico ormai.
Ci impiegò circa una quindicina di salti per giungere in cima per poi sedersi all'ombra di un pino esausta: le ferite, la rigenerazione, il massiccio rilascio di yoki l'avevano sfiancata senza contare che probabilmente, prima di tutto quello, era stata in missione.
Ancora non aveva nessun indizio su chi fossero le sue compagne, su cosa fosse la missione, insomma non aveva ancora idea di nulla.
Con lo sguardo non vide alcuna impronta sulla neve, che potesse aiutarla a ricostruire ciò che fosse successo; le uniche impronte fresche erano le sue, le altre erano state probabilmente cancellate dalla neve, dopotutto lei si era risvegliata con un certo strato di brina addosso.
Furono invece i segni sugli alberi a destare il suo interesse: tagli, rami rotti, sicuramente lì era avvenuto qualcosa ed infine, infilato in profondità di un tronco, un pezzetto di legno con la punta acuminata e dentellata: una freccia, un'arma umana.
Non sapendo cosa farsene, Dua, se l'appese sulla tuta all'altezza della cintura e rifletté attentamente su dove andare, la notte stava calando e non voleva trovarsi nel raggio d'azione di qualche belva così stanca e senza la sua spada.
Dall'alto di un albero vide dei pinnacoli di fumo, delle luci e Dua decise di raggiungere quel villaggio per cercare asilo.
Una volta entrata fu accolta da occhiate gelide, male parole e i cittadini andavano ovviamente a ripararsi nelle loro abitazioni; tutte cose che le diedero un forte senso di deja-vu: gli sguardi, le persone, le strade.
Giunta nella piazza principale vide la casa del Sindaco ma c'era qualcos'altro che le dava un certo fischio alle orecchie: una casa, illuminata, da cui fuoriuscivano voci e musica, probabilmente la taverna.
Non aveva idea del perché ma sentiva fosse lì che doveva dirigersi e poi lo vide: un uomo, biondo, avvolto da un pesante cappotto lì nelle vicinanze; appena la vide fuggì.
Non era una cosa strana di per sé, era stata l'espressione: come se avesse visto un fantasma, diamine, non sapeva se fidarsi o meno del suo istinto ma lui sapeva qualcosa!
Fece per inseguirlo quando fu circondata da villici armati di forche che furono fermati grazie all'intervento del Sindaco, non si era difesa perché ricordava bene cosa gli umani fecero ad Esbern e non voleva un'altra caccia al mostro.

Ed ora, era lì, in una specie di interrogatorio probabilmente.
Lei seduta, il sindaco ed altri due uomini in piedi a fissarla tutti quanto armati: il sindaco con una bella ascia, il tizio pelato di forca e il mingherlino di arco e frecce ma probabilmente in caso di bisogno avrebbe tirato fuori il coltello che aveva sotto la tunica.
"A livello teorico, so quasi cavarmela"
-Quindi?- Chiese il Sindaco. -Cosa ci fai ancora qui?-
Bene, le sensazioni di aver già visto quel posto furono spiegate perché lei aveva già lavorato in quei luoghi; ora sperava di avere abbastanza acume mentale per scoprire qualcosa e girare la situazione a suo vantaggio.
-Sto...- Si schiarì la voce. -Sto svolgendo alcuni affari personali, in particolare vorrei parlare con quel ragazzo che ho visto fuori dalla taverna, credo sappia qualcosa che mi interessa.-
Il magrolino sputò per terra grugnendo un "no" abbastanza categorico.
-Non mi aiuti molto, pensavo che tu e le tue compagne eravate riuscite a sistemare quei problemi alle catacombe.-
-Catacombe?- Le venne mal di testa a pensarci ma ebbe alcuni flash back e la parola "compagne" le rimbombava nella scatola cranica.
-Ma certo, le catacombe. Sì, abbiamo svolto il nostro lavoro eravamo una squadra coesa.-
Non se lo ricordava a dire il vero ma non voleva minare la credibilità sua e dell'Organizzazione ammettendo di avere problemi di memoria.
-...Eravamo?- Chiese il Sindaco.
-Sì, eravamo, concluso il lavoro ci siamo separate è una cosa comune.-
E sperava sinceramente che così fosse.
-Insomma, per quale motivo sei qui?
Se è per ricevere dei ringraziamenti per aver portato in salvo quelle persone, beh, grazie, ma detto tra noi sarebbe stato meglio se li lasciavate morire: il loro stato mentale è labile.
E non sono sicuro che il fidanzato della ragazza, quello che dici di aver visto fuori dalla Taverna, sia troppo contento della cosa.-
-Sì, nelle catacombe, un vero incubo.- Rispose lei con tono meccanico. -Mi spiace per quelle persone ma noi non veniamo assunte per porre fine alle disgrazie altrui.
Mi è stato rubato qualcosa.
Non posso parlare con lui? Bene mi accontento di questo qua- Disse, indicando il migherlino -Mi faresti il piacere di mostrarmi una delle tue frecce?-
-Ah, pensi che io sia stupido?-
Dua si alzò di scatto, infastidita ed irritata pesantemente dalla situazione; naturalmente tutti reagirono in modo violento e si scaldarono gli animi, era ovvio chi aveva paura di chi.

-Va bene, allora qualcuno potrebbe dirmi a chi appartiene questa?-
Disse lei, mostrando la punta metallica.
-E allora?- 
-Allora, chiunque mi abbia sottratto la spada usava queste frecce e mi piacerebbe sapere chi è il responsabile! Strano che vicino al precipizio nel quale mi sono risvegliata io abbia trovato proprio questa.-
-Non significa niente!- Disse l'arciere sulle difensive -Sai quante volte vado a cacciare lì?-
Il sindaco si rabbuiò pensando a cosa fosse giusto dire, doveva essere un uomo riflessivo e piano piano disse: -Ha ragione lui, andiamo spesso a caccia, qui non viviamo di agricoltura.-
Dua rimase basita ma poteva benissimo aspettarselo: era ovvio che lui avrebbe preso le parti del suo amico umano per cui c'era poco che lei potesse fare.
Rimasero tutti in silenzio per diversi minuti, alla fine sempre il sindaco intervenne.
-Via, via! Ormai abbiamo passato abbondantemente la mezzanotte e sono stanco di sentirvi litigare.-
-Va bene- Disse Dua, sentendosi effettivamente stanca, era l'occasione per richiedere un letto ed un riparo per la notte.
-Forse la notte porterà consiglio, avrò una stanza dove dormire?-
-Non proprio una stanza ma... Diciamo cella. Sono tutte occupate quelle della Taverna, mi spiace, e poi i clienti non sarebbero contenti ma se hai bisogno di mangiare...-
Il Sindaco non era idiota, non voleva cacciarla o trattarla male (troppo rischioso) ma non voleva nemmeno perdere il favore dei suoi concittadini: dopotutto era l'uomo che non solo aveva avuto il coraggio di contattare l'Organizzazione ma anche di tenere confinata una delle Streghe.
-Mi sembra che siamo in due a guadagnarci qualcosa.-
Dopotutto il suo scopo non era creare disturbo a quella gente, era genuinamente stanca.

Si fece accompagnare nella cella, priva di uscite, e fu controllata sempre da quei due ma lei ebbe il piacere di addormentarsi abbastanza in fretta in una pace quasi mistica.
Ah, forse sarebbe stata più comoda con il peso della sua spada alle sue spalle; non avrebbe mai creduto che lei potesse sentire così tanto la mancanza di quel pezzo di ferro ma in effetti...
...Nei suoi sogni rivide Elise ed altre due guerriere, dei tunnel, degli Yoma e tanti cadaveri.
Si svegliò di soprassalto. "Morgana e Angelica! Morticia? Ma come mi era venuto in mente!?"
-Ehi!- Disse preoccupato il Sindaco, che la fece alzare quasi di forza.
-Abbiamo trovato un cadavere... Eviscerato-
Dua si guardò attorno, non senza una certa soddisfazione sbirciò i loro occhi languidi e spaesati, ma cercò di trattenersi il più possibile da commenti inappropriati; si avvicinò lentamente all'arciere e puntandogli un indice accusatore addosso proferì tali parole, fredde e taglienti: -Sarà meglio per tutti voi che si trovi la mia spada.-




Citazione:Yoki: 0%
Stato Psicologico: Vagamente tormentata e stanca, vuole risolvere la faccenda in modo pulito. Un po' cinica nei riguardi dell'uomo appena morto.
Stato Fisico: Stanca.
Abilità Utilizzate: Percezione dello Yoki (Passiva)

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29-08-2015, 10:25 PM
Messaggio: #5
RE: My Sweet Shadow [Quest Autogestita - Lachesi]
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IV 
It's Time



-Ma io veramente...-
Anche il Sindaco guardò di traverso il mingherlino, Dua non aveva nemmeno avuto bisogno di guardare la punta delle sue frecce: le era bastato estrarre quella che aveva trovato nella foresta e la reazione dell'uomo era stata più che eloquente.
Insomma, un ragazzotto forte che riusciva a puntare un coltello ad una Strega dagli Occhi d'Argento perdeva il lume della ragione per così poco?...
Evidentemente aveva capito da solo la gravità della situazione, ergo con tono sottomesse ammise: -E va bene, potrei saperne qualcosa...

...Ma non ho idea di dove sia la tua spada! O meglio, conosco qualcuno.-

-Potrò mai darti un nome?-

-Bjorn, se proprio ci tieni, Strega; il sindaco è Ruthgard ma dovresti già saperlo e i due che hai salvato sono... O erano, Aya e Nore.-

-Chiaro.-
L'arciere la portò un po' fuori dal villaggio, vi era una grossa cascina che fungeva anche da segheria, e diceva che il suo contatto era lì; Dua era leggermente alterata, tutto quanto si sarebbe risolto molto prima se non avessero deciso di intralciarla ma specialmente non le era stato spiegato assolutamente niente di ciò che era successo.
Durante il tragitto, silenzioso, i due si scambiarono ben poche parole e molto spesso Dua ebbe forti mal di testa lampo che andavano a ricordarle qualcosa in più riguardo quei luoghi... Era un buon segno, certo, ma quelle scene la confondevano e fingere che non le stesse accadendo nulla era uno sforzo notevole.
Iniziò a sudare freddo e a tremarle la mascella, certe scene erano troppo forti così senza un contesto.
Bjorn bussò tre volte al pesante portone di legno massiccio, probabilmente il laboratorio più che l'abitazione in sé, ed infine lo stesso ragazzo biondo che Dua aveva avvistato nei pressi della Taverna; non appena la vide, chiuse di scatto la porta.
Dua sentì dei movimenti come se fosse stato alla ricerca di qualcosa tra i suoi strumenti ma non fece nulla, ad intervenire fu Bjorn accanendosi sulla porta: -Aspetta! Aspetta! Un uomo, Riko, è stato trovato morto! C'è uno di quei cosi, abbiamo bisogno di quella spada!-
Improvvisamente tutto divenne muto, i secondi che parevano secoli, il tempo che si era arrestato, la neve aveva smesso di cadere.
La guerriera si schiarì la voce, debole: -Abbiamo?- 

Il biondo aprì la porta nuovamente, in modo lento e rassegnato, facendoli entrare; il capannone era grande e proprio grazie a queste dimensioni, sebbene ci fossero numerosi strumenti, legni, un tavolo, delle sedie e anche numerosi armadi pareva vuoto ma subito, Dua, fu catturata da un luccichio a lei familiare: la sua spada.
Si avvicinò al tavolo da lavoro con passo spedito, avvertendo un certo giramento di testa, sforzandosi di trattenersi; prese l'elsa della claymore tra le mani, studiò il simbolo e la appoggiò immediatamente sul piano in legno...
...Le tremava la mano destra e di sicuro non voleva che gli altri due lo notassero; fissando il tavolo notò una faretra piena delle frecce seghettate che l'avevano ferita.
-Ora hai la tua spada, puoi andare no?- Disse il biondo, con un tono stranamente calmo.
-Non così in fretta signor...?-

-Cristian.-

-Cristian, sì, vorrei delle spiegazioni; è il minimo, me le dovete!-
Il tono di Dua era alquanto sbrigativo ma era normale, in quello stato voleva soltanto sedersi e bere un po' di acqua fresca, la testa le stava letteralmente esplodendo. Prima la questione si sarebbe conclusa e meglio sarebbe stato.
-Cosa vuoi sapere? Perché lo abbiamo fatto o come?-

-Mmhh, entrambe.- Disse lei, vagamente sofferente: era stata ferita nelle catacombe, più di una volta, alla schiena e forse alla gamba e aveva litigato con le compagne.
I cadaveri, poi... Quanti cadaveri?
-Volevamo venderla- Tagliò corto Bjorn. -Io, Riko lui e altri due dovevamo tenderti un agguato e ucciderti, rubarti la spada ed in seguito Cristian avrebbe dovuto rivenderla al mercato nero.

Certe cose valgono!-

-Siete incredibili!- Disse lei, piena di collera e ansante -Noi veniamo qua a salvarvi la vita e il vostro ringraziamento è uccidermi per guadagnare qualche soldo!?-

-Qualche soldo? Ti rendi conto di quanto ci costate, quanto l'Organizzazione ci abbia portato via!?-

-Ha ragione Bjorn- Intervenne con tono più pacato Cristian -Con quei soldi avremmo potuto ripagare i debiti del villaggio e con quelli io sarei tornato nelle Terre Centrali ma...

...Ti senti bene? Mh, siediti per favore.-
Il biondo volle porgerle una sedia e Dua non rifiutò, poco dopo chiese a Bjorn di prendere dell'acqua dalla sua abitazione; ci fu un attimo di incertezza come se l'altro volesse chiedergli qualcosa ma ciò non avvenne.

Ripreso fiato Dua strinse l'elsa della sua spada, attendendo che dell'acqua le fosse portata, tra un flash back e l'altro si ricordò di qualcosa che era stato detto di Cristian: la fidanzata.
-Ho una domanda- Chiese lei -Tu saresti andato nelle Terre del Centro ma lei? Aya.-
L'uomo abbassò lo sguardo.
-Mi vergogno a dirlo ma è irrecuperabile, temo, stavo organizzando per riportarla dalla sua famiglia io non ho idea di come prendermi cura di lei.-

-Ma la devi sposare!-

-Sì ma è un matrimonio combinato, deciso dai nostri genitori, sono molto affezionato a lei ma non chiamerei mai questo sentimento in altro modo che non sia amicizia...-
Bjorn tornò con una caraffa piena d'acqua, le porsero un bicchiere che lei bevve avidamente e dopo qualche attimo di pausa riprese: -Terre del Centro?

Non devi averle scelte per caso e Cristian non è un nome di queste zone, avresti voluto tornare da dove tutto era iniziato sì?

Hm, dovrai trovare un altro modo che non sia vendere la mia spada-
-Sì ma perché non ce la cedi? Suvvia, l'Organizzazione ne fabbricherà delle altre per te, no?- 
L'idea di Bjorn era interessante, avrebbe anche potuto farlo dopotutto loro ci avrebbero vissuto per mesi, forse un anno, vendendo la sua mentre a lei una spada valeva l'altra...
...Fu quasi sul punto di dire di sì quando si ricordò perché quella era la sua spada, perché con quella non aveva fallito e perché fosse lei la sua  migliore compagna di viaggio più delle sue compagne e perché di lei si potesse fidare mentre delle altre no.
Da quando era così cinica?
Si avvicinò a Bjorn e gli tirò uno schiaffo, attese che si fosse ripreso e glie ne tirò un altro.
-Questa storia non ti ha insegnato niente?! E ora raccontatemi come vi è venuta in mente questa idea.-
-Beh- Intervenne Cristian, divertito -L'idea è stata di Tyr, uno degli uomini che avevano tratto in salvo Aya e Nore; era una cosa che doveva rimanere tra noi, non so come abbia convinto gli altri ma a quanto pare le mie frecce erano fondamentali per il suo piano...
...E se non lo avessi fatto avrei avuto sulla coscienza Aya per il resto della mia vita. Lo stavo aspettando alla Taverna quando ti ho visto e...
Forse è ancora lì.-
Dua fissò negli occhi Cristian e questo fece lo stesso, come se avessero voluto studiarsi per capire quanto l'altro fosse affidabile; la Guerriera nutriva i suoi dubbi ma in quel momento non aveva motivi per dubitare del ragazzo.
Almeno ora sapeva dove andare; prese la sua spada e la rinfoderò come era solita fare e quanto pareva i due volevano proprio seguirla.

Avvicinandosi alla Taverna avvertì quella strana sensazione che le trapanava la testa che aveva provato anche al suo rientro, questa volta però non si sarebbe lasciata distrarre da Cristian.
Cercò di pulire la sua mente da pensieri di troppo e mondare il suo spirito cercando di capire cosa fosse quella sensazione...
...E le fu subito chiaro essere Yoki.
Avvertì i due di stare indietro ma per tutta risposta le dissero che non ci pensavano minimamente. 
Cristian estrasse il suo arco corto da caccia e incoccò una freccia, Bjorn estrasse il coltello.
Dua si avvicinò alla porta della Taverna e con decisione l'aprì; il silenzio e l'aria gioconda che si avvertiva dall'esterno cessò in fretta, in pochi attimi Dua individuò la sua preda.
Ora, con la sua spada, non aveva timori.




Citazione:Yoki: 0%
Stato Psicologico: Inizialmente tormentata da mal di testa e flash back, ora pare essersi ripresa. In pace con sé stessa avendo ritrovato la sua arma.
Stato Fisico: Regolare
Abilità Utilizzate: Percezione dello Yoki (Attiva)

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31-08-2015, 12:26 AM
Messaggio: #6
RE: My Sweet Shadow [Quest Autogestita - Lachesi]
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V
Only for the Weak 






Nella taverna era calato il silenzio più totale, tutti si immobilizzarono come se avessero voluto mimetizzarsi perfettamente nell'ambiente ma ormai Dua aveva già individuato la fonte di Yoki, il demone si celava lì.
Per essere precisi, dietro il bancone, vicino le scale; Cristian e Bjorn non ebbero abbastanza spazio per entrare visto che la porta era ideata per un uomo ma la Guerriera preferiva così, per quanto avessero espresso il desiderio di aiutarla l'ultima cosa che lei avrebbe desiderato era averli d'intralcio.
Estrasse la spada e in un attimo fu chiaro che lei sapeva qualcosa che gli altri, comuni mortali, non sapevano dunque lo yoma senza essersi privato del suo travestimento scattò verso le scale salendo di corsa al secondo piano.
Anche Dua scattò in avanti, saltò con un agile scatto il bancone facendo pestare i ferri dei suoi stivaletti forti contro il pavimento ligneo; sentì, dietro di sè, il suono di un boccale cadere in terra ma non era tempo per fermarsi, salì di fretta le scale eppure a metà dalla sua meta, avvertì un forte giramento di testa.
"...Volevo la mia memoria indietro ma non ora e non così!"
Era uno yoki che già conosceva?
Si arresto qualche secondo dov'era, portandosi la mano sinistra sulla fronte dolorante e per fortuna fu costretta a fermarsi: 5 artigli dall'alto cercarono di trafiggerla, trapassando il legno datato di quella bettola; Dua era certa che se non si fosse fermata per tempo probabilmente sarebbe morta o comunque avrebbe riportato numerose ferite.
Senza farsi distrarre oltre passò all'offensiva, avvertendo lo Yoki ancora sopra di sé puntò la sua spada verso l'alto e con un affondo potente cercò di colpire la bestia; non fu certa del risultato ma lo Yoma ritrasse gli artigli e lei dovette usare due mani per estrarre la lama e correre nuovamente su per le scale per inseguire la sua preda.
Una volta giunta al secondo piano vide il demone correre lungo il corridoio verso la finestra che dava sul retro della Taverna, in terra vi era del sangue violaceo per cui era chiaro che Dua lo aveva colpito ma non in modo abbastanza decisivo.
La Guerriera aveva ormai capito quali fossero le intenzioni dello Yoma per cui senza pensarci cominciò a correre più velocemente che potesse verso di lui e, di conseguenza, verso la grossa vetrata.
Sentì il suono dei vetri spaccarsi in mille pezzi e poi un tonfo sulla neve, poi fu il suo turno ignorando i passi dietro di lei; prese un respiro profondo e si lanciò.

-...Aspetta!- La voce era quella di Cristian, ovviamente i due erano rimasti indietro ma a loro discolpa andava detto che difronte a due forze del genere, era difficile star al loro passo.
Una volta atterrata Dua, lo Yoma scagliò altri tre artigli che come dardi miravano ad ucciderla; la Guerriera portò la spada in posizione difensiva e con la zona piatta riuscì a deflettere i colpi: se lo aspettava.
Ma ancora una volta la bestia decise di correre via, era agile poteva permetterselo e probabilmente voleva sfiancare la sua avversaria; Dua non ebbe scelta che inseguirlo, ora bisognava vedere se quei passi di danza fossero qualcosa di ancora noto alla giovane ragazza.
Giunsero ormai ai limiti del villaggio, c'era una distesa di neve ed una piccola discesa; lo Yoma era ormai giù, quando si voltò la Guerriera doveva scendere.
Altri dardi, questa volta Dua dovette lanciarsi in una rotolata che l'avrebbe portata in una lunga discesa... Piena di neve.
Cercò di rialzarsi immediatamente ma le girò la testa, di nuovo; sì, sì lo aveva già visto quello yoma, di sfuggita durante il combattimento finale con il divoratore, era contro Angelica alla sua destra. Le stavano aspettando, lei e la caposquadra avevano colpito sull'altro lato ma qualcosa era andato storto.
Distrarsi durante un combattimento per certe cose, però, era deleterio e Dua poté accorgersene immediatamente; in quegli attimi in cui non aveva tenuto la testa nel presente, lo Yoma con un balzo la raggiunse e con le mani l'afferrò per la gola sbattendola in terra.
-Argh!-
La ragazza cercò di guadagnare tempo allontanando la fetida creatura dal suo collo prima che tentasse di azzannarla come lei aveva fatto con il lupo solitario, strappandole la carotide; la sua fetida bava cominciò a gocciolarle sullo sterno, per quanto calda fosse a Dua creò un così forte senso di disgusto che rabbrividì.
Irata, trovò le forze per calciarlo via liberando 10% del suo Yoki, ora i due anelli argentei che aveva al posto delle iridi illuminavano il panorama quanto quelli del demone.
Essendosi liberata momentaneamente dello Yoma si rialzò, impugnando nuovamente la sua spada; avvertì lo yoki spostarsi verso il suo fianco ed infine alle sue spalle.
Si voltò di scatto, pronta ad intercettarlo, quando un fischio decise di fendere l'aria e lo spazio; il balzo dello yoma fu interrotto da una freccia nella coscia.
Dua si voltò a fissare la cima della duna, vide Cristian e Bjorn ma solo il primo stava impugnando l'arco.
La loro presenza attirò l'attenzione del mostro, il quale decise di prendere come ostaggio uno dei due; la Guerriera lo sapeva, avrebbe potuto intervenire subito per proseguire uno scontro diretto con quello oppure avrebbe potuto lanciare l'esca, lasciarlo avvicinare ai due  abbastanza da fargli credere di essere al sicuro e poi colpirlo.
Scelse questa strategia, quando fu il momento opportuno balzò al fianco dello Yoma e menò un fendente verticale troncando di netto il braccio destro del suo avversario; infine, dopo una rotazione del polso e dunque della lama più scenica che altro, decapitò la bestia, lasciando il sangue zampillare nella neve fresca.


Non aveva idea di cosa le fosse preso, in effetti se avesse sbagliato anche solo di un secondo il momento di saltare Cristian o Bjorn sarebbero potuti morire ma la cosa che davvero le faceva senso era... Che non ci aveva pensato, non se ne era preoccupata.
Era seduta in cima a quella piccola duna, con le case alle sue spalle, a meditare fissando il vuoto; era molto stanca, la notte che si era presa come riposo non era stata esattamente piacevole e tutte le ore di fatica e di yoki rilasciato ora le pesavano su ogni fibra del suo essere.
Sentì dei passi nella neve avvicinarsi a lei, infine pesantemente Cristian si sedette vicino a lei ma Dua continuò ad ignorarlo, concentrata sulla sua memoria ora ripristinata e sulla sua etica disturbata.
Ci fu un attimo di silenzio, poi il ragazzo estrasse l'arco, tese la corda e finse di scagliare un dardo.
-Pew...-
Dua si portò le ginocchia al petto, incuriosita.
-Con quegli occhi mi hai fatto paura.- Disse lui, serio.
-Mhh, sembra quasi che tu sappia già perché non mi fermerò qui... Ah, oltre al fatto che avete cercato già una volta di uccidermi.-
-Non posso biasimarti e mi spiace ma... Ma ci hai aiutati comunque, non eri tenuta a farlo; è strano però anche con quegli occhi ho pensato di potermi fidare di te. Sei una brava... Persona.-
-Aha, non come credi; forse vi ho aiutati solo perché dovevo- Disse Dua, ripensando al fatto che per poco non aveva deciso di lasciarlo morire solo per avere uno scontro facilitato ma che in effetti non se ne era nemmeno liberata a priori.
Un po' confusa lo era, ad ogni modo, tanto più che era vagamente giunta alla conclusione che non aveva senso di sacrificarsi, anche per le compagne, la fine di quel lupo l'aveva convinta.
Era stato un segno, i suoi compagni non lo avevano assistito nel momento del bisogno... Dua iniziò a credere che ciò valesse anche per loro Guerriere.
-Forse in questo momento è così, in effetti- Aggiunse lui, dopo qualche attimo di riflessione -Ma non perderti, sono convinto di ciò che hai detto.
Comunque, l'idea era stata di Tyr te lo abbiamo già detto e a quanto pare lui era uno Yoma, credo che Riko lo avesse scoperto: non avrebbe avuto senso divorare lui anziché un altro, un senzatetto per esempio e che tu ci creda o no, ne abbiamo.
Da parte mia io sono quasi stato costretto a farlo e...-
Cristian si interruppe vedendo la Guerriera alzarsi. -Cristian, ora devo andare.
Mi sono fermata anche troppo, lo sai.-
-Già-
-Magari non è il caso di abbandonare Aya, sai; specialmente ora che non hai quei soldi non puoi andartene, chissà che tu non riesca a redimerti almeno con lei.-
Silenzio; a dire il vero a Dua di quella ragazza non importava nulla, né che Cristian fosse così contraddittorio dal sentirsi obbligato a fare una cosa per non lasciarla morire per poi abbandonarla.
Forse ci teneva e voleva che lei vivesse, lontani magari ma che vivesse.
Ad ogni modo ora la ragazza aveva una prospettiva completa di come si fossero svolte realmente le cose, Angelica si era lasciata sfuggire lo yoma e questo trovando riparo nel corpo di Tyr aveva meditato vendetta su una guerriera casuale: lei, convincendo altri umani a collaborare e poi, il resto, si sapeva.
Iniziò ad incamminarsi per fare ritorno a Staph, aveva alcune questioni di cui discutere.
-...Ehi, qual è il tuo nome, Guerriera?-
-Tanto lo dimenticheresti!-
-Ci rivedremo, e quando succederà mi dirai il tuo nome!-
La voce di Cristian era abbastanza lontana ormai ma era lei ad essersi allontanata, si voltò verso l'uomo e sorrise.
-Vedremo...-
"Ma sinceramente ne dubito" pensò, con un velo cinico. 



Fine?



Citazione:Yoki: 10% -> 0%
Stato Psicologico: Abbastanza turbato dal suo nuovo stato mentale di freddezza e assenza di compassione per gli umani (come per Aya) incuriosita dagli atteggiamenti di Cristian ma disillusa.
Stato Fisico: Regolare, occhi felini durante il rilascio di yoki, stanca
Abilità Utilizzate: Percezione dello Yoki (Attiva)

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